È in corso una piccola rivoluzione che la dice lunga sul nostro rapporto con la sessualità: ora su Bumble, un’app di incontri che dal 2014 promette alle donne che saranno loro (e solo loro) a fare la prima mossa, anche gli uomini potranno avviare le conversazioni. Come mai questo cambiamento? Secondo le informazioni raccolte da Bloomberg, due terzi delle utenti di Bumble dichiarano che dover cominciare una conversazione le fa sentire “sotto pressione”.

Si potrebbe interpretare questo dato come un nuovo esempio di rivolta contro il “fardello del sesso”: da anni parecchie donne, soprattutto le femministe, denunciano la crescente pressione cui sono sottoposte a letto. Difficile dar loro torto: quando ci si deve accollare gli sforzi di seduzione, la pulizia e l’arredamento della camera da letto, le richieste del partner, il rinnovamento del repertorio erotico, la contraccezione e la riproduzione, è vero che comincia a diventare tutto un po’ troppo. Perciò, se in più bisogna anche rincorrere i partner, anche no.

E nel frattempo, dal canto loro, molti uomini si lamentano di dover prendere sempre l’iniziativa, di dover essere sempre disponibili, di avere un’erezione a comando per poi sparire su richiesta, il tutto pagando il conto di appuntamenti che spesso si concludono con un rifiuto. E poi, sinceramente, sono stufi delle ragazze che ci mettono “troppo” a raggiungere l’orgasmo.

Non sono qui per risolvere la guerra dei sessi (pax romana e pax maïa, è lo stesso), ma noto una conclusione identica da entrambe le parti: rimorchiare è troppo faticoso. E in più non ne vale neanche la pena. Nel Regno Unito un adulto su cinque ha smesso di cercare partner sessuali, secondo uno studio di Shift Happens e The Guardian del 2024.

In Francia, secondo uno studio commissionato dall’app d’incontri Meetic, un single su due dichiara di provare una “stanchezza da corteggiamento” (la percentuale sale addirittura al 61 per cento tra gli utenti abituali delle app). Tra le cause citate, un quarto degli intervistati parla della pressione di dover essere “sempre proattivi” (Ipsos/Dating Lab, 2025).

Questa pigrizia non riguarda solo le azioni, dato che oggi perfino fantasticare diventa complicato: preferiamo guardare la pornografia, che ha il pregio di sollevarci da ogni responsabilità, anche nel campo dell’immaginario.

Una lista di incombenze

Interessante, questa avversione allo sforzo, no? Tanto più che si manifesta in un’epoca (favolosa) in cui gli influencer guadagnano fortune gridando per farci sollevare pesi (l’attività fisica è aumentata di 17 punti in dodici anni, Ipsos 2025). Nessun problema ad alzarsi alle 5 per la routine di bellezza, ma mettersi a letto alle 21 per fare l’amore è fuori discussione.

Sorseggiare proteine per scolpire un corpo da sogno: benissimo. Dedicare quel corpo alla ricerca del piacere: no, grazie.

In effetti è come se il “valore del lavoro” si arrestasse sulla soglia della camera da letto. Bene. Personalmente non ho nulla contro la pigrizia (questa rubrica l’ho scritta assai di malavoglia). Però in materia di soddisfazione sessuale la pigrizia non regge.

Come spiega uno studio pubblicato nel 2021 sul Journal of Sex Research, ci sono due modi di vedere le cose: o si crede nel destino sessuale (l’alchimia tra due partner esiste o non esiste), oppure si crede nello sviluppo sessuale (l’alchimia esiste se la si fa nascere e crescere). Mi spiace informarvi che, com’era prevedibile, nelle coppie in difficoltà gli sforzi pagano. Almeno a breve termine, permettono di rientrare nei binari della soddisfazione sessuale e di coppia. Il che ci lascia con un interrogativo: dal momento che funziona, come si spiega la nostra avversione allo sforzo?

Vorrei cominciare parlando di un fattore culturale importante: nessuno ci aveva avvertiti. Nei film l’amore e il sesso cadono dal cielo. Nei romanzi rosa qualsiasi donna mediocre può incontrare un uomo sublime che soddisferà ogni suo desiderio. Nei porno i partner più instancabili sfoggiano una prodezza dietro l’altra. E se non bastasse la finzione ad annientare completamente il concetto di sforzo, ci pensano anche i consigli pratici.

Che il matrimonio richieda impegno, lo sanno tutti. Ma il sesso? Bisognerebbe “lasciar fare alla natura”, e nei giorni di magra optare per una sveltina. Peggio ancora: ci è stato promesso che, se ci amassimo davvero, tutto sarebbe più facile.

D’altra parte lo sforzo sessuale non è l’unico impegno che ci è richiesto. Si inserisce in un ampio ventaglio di obblighi più urgenti, a volte vitali, e in questo senso siamo oggettivamente saturi. Questa sensazione di avere una lista di incombenze in continua espansione, già di per sé sgradevole, è peggiorata da quando le richieste hanno invaso il tempo normalmente dedicato al sesso.

Sapete a che ora l’agenzia delle entrate francese mi ha comunicato che il mio conto era stato hackerato? A mezzanotte. Questo si chiama sabotaggio della libido.

Ostacoli, sorprese e ricompense

Infine, l’ultimo elemento che ostacola lo sforzo sessuale è ovviamente la stigmatizzazione. Il lavoro, lo sport, la cucina sono nobili, ma la sessualità continua a essere ridicolizzata. È difficile impegnarsi quando lo sforzo non è socialmente ricompensato e anzi va nascosto, pena l’essere considerati dei maniaci o perversi! La tentazione di sottrarsi è tanto più reale nel momento in cui esistono i palliativi: il sollievo offerto dalla masturbazione e la compagnia offerta dai social media possono dare l’impressione di una rinuncia al sesso priva di conseguenze. (Sono escluse le persone aromantiche e asessuali, che ovviamente hanno tutte le ragioni per non compiere sforzi).

In un paese in cui la prostituzione fosse regolamentata (come in Germania) o tollerata (come in Spagna), questa tensione si scioglierebbe facendo ricorso a una sessualità di servizio, cioè pagando qualcuno per fare sforzi al posto nostro. Non è questa la scelta che ha fatto la Francia. Bisognerà quindi ricordare perché il sesso merita che gli si dedichi un po’ di tempo, di attenzione e di olio di gomito (oltre al lubrificante).

L’elenco che segue è inevitabilmente personale, ma ecco, in ordine crescente, i motivi principali per cui trovo interessante fare l’amore:

  • Anche il sesso mediocre è divertente.
  • Andare a letto con qualcuno fornisce una conferma sociale.
  • Voglio credere di essere un’amante memorabile.
  • Il sesso è un passatempo che sfugge ancora in gran parte al capitalismo.
  • Alcuni uomini sono davvero eccitanti.
  • Gli orgasmi, santo cielo.
  • È proprio bello essere desiderate.
  • Il sesso è un acceleratore di intimità.
  • A volte ci s’innamora.

Ogni contatto carnale è un’avventura costellata di ostacoli, sorprese e ricompense, il che significa che ogni esperienza sessuale racconta una storia (e siccome non sono Indiana Jones, alla fine della mia vita quelle storie saranno senza dubbio le più epiche e intense che avrò vissuto).

Forse queste ragioni vi lasceranno indifferenti, ma allora vi invito a trovare le vostre, o ancor meglio a condividere il vostro elenco con il partner. In ogni caso, per me la sessualità vale tutti gli sforzi del mondo: in fin dei conti è tutta fatica ben spesa.

(Traduzione di Francesco Graziosi)

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