“Dalla ribellione al potere, dal potere alla ribellione”. Il giornale congolese Beto riassume in questi termini la parabola di Joseph Kabila, presidente della Repubblica Democratica del Congo tra il 2001 e il 2019, che lo scorso 12 ottobre a Goma, il capoluogo della regione del Nord Kivu, ha annunciato la creazione di una nuova formazione ribelle: il Fronte per la rifondazione della nazione. Ne fanno parte i combattenti del Movimento 23 marzo (M23), sostenuto dietro le quinte dal Ruanda, e il suo braccio politico, l’Alleanza del fiume Congo. L’obiettivo è chiaro: “Metteremo fine alla tirannia con ogni mezzo necessario, compresa la forza”, ha detto il portavoce Claude Ibalanky, riferendosi al governo del presidente Félix Tshisekedi.
Assumendo la guida di questa nuova formazione, Kabila formalizza un legame di cui si parlava ormai da tempo, e dà sostanza alle accuse a lui rivolte dal governo di Kinshasa: un anno fa un tribunale militare l’ha condannato alla pena di morte in contumacia per “tradimento”, a causa dei suoi rapporti con l’M23 e il Ruanda di Paul Kagame.
Ma perché annunciare la nascita di una nuova coalizione? Secondo le testimonianze raccolte da Al Jazeera, i motivi potrebbero essere due: innanzitutto, spingere parte dei soldati dell’esercito a disertare per seguire il loro vecchio leader; in secondo luogo, far naufragare i colloqui di pace in corso, in particolare quelli del processo di Doha, mediato dal Qatar, che coinvolgono il governo di Kinshasa e i rappresentanti dell’M23. Inoltre, c’è chi vede nella scelta di Kabila una volontà di tornare a ricoprire incarichi politici.
Per tornare al commento del giornale congolese, il riferimento è alla storia recente del paese: in questi giorni ricorre infatti il trentennale della ribellione guidata da Laurent-Désiré Kabila, padre di Joseph, che riuscì a rovesciare la dittatura di Mobutu Sese Seko con il sostegno ruandese.
Per tornare al commento del giornale congolese, il riferimento è alla storia recente del paese: in questi giorni ricorre infatti il trentennale della ribellione guidata da Laurent-Désiré Kabila, padre di Joseph, che riuscì a rovesciare la dittatura di Mobutu Sese Seko con il sostegno ruandese, aprendo un lungo periodo di instabilità nella regione.
“Trent’anni dopo l’epopea di suo padre, Joseph Kabila torna alla lotta armata. La storia congolese sembra ripetersi, ma i protagonisti sono cambiati”, scrive il sito ciadiano Le N’Djam Post. “Il 18 ottobre 1996, a Lemera, nel Sud Kivu, Laurent-Désiré Kabila lanciò la ribellione dell’Alleanza delle forze democratiche per la liberazione del Congo (Afdl), con il sostegno di Ruanda e Uganda. Sette mesi dopo, il regime di Mobutu crollò. A trent’anni di distanza il figlio raccoglie il testimone del padre, nella stessa parte del paese. Stesso scenario, stesse alleanze politico-militari, stessi interrogativi sul ruolo delle potenze confinanti”.
Dopo che Laurent-Désiré fu ucciso da una sua guardia del corpo, Joseph prese il potere e lo mantenne per ben 18 anni, fino alle elezioni vinte (in maniera non troppo trasparente e, alcuni sostengono, con il benestare di Kabila) dall’attuale presidente Tshisekedi, che oggi sembra manovrare per ottenere un terzo mandato, illegale secondo l’attuale costituzione congolese.
Inoltre il sito ciadiano mette in evidenza una contraddizione: “Nel 2012, quand’era ancora presidente, Kabila fece appello ai congolesi perché difendessero la sovranità del loro paese dall’M23 (ai tempi già attivo). Oggi, invece, dirige una coalizione formata da quegli stessi ribelli”.
È un nuovo grattacapo per il presidente Tshisekedi, le cui forze armate e i loro alleati faticano ad avere la meglio sui gruppi armati che controllano una delle parti del paese più ricche di risorse minerarie, ma dove le popolazioni civili vivono nel terrore degli attacchi. Il 17 settembre una ventina di mercenari stranieri sono rimasti uccisi o feriti in un’imboscata dei ribelli nel Sud Kivu. Tra le vittime, i combattenti della compagnia di sicurezza privata Vectus Global, diretta da Erik Prince, un imprenditore statunitense noto per aver fondato la Blackwater, che nel 2007 durante la guerra in Iraq finì al centro di uno scandalo perché i suoi agenti avevano ucciso dei civili.
L’agenzia Reuters scrive che “lo scontro sulla linea del fronte mostra come Prince, alleato e sostenitore di Donald Trump, abbia ampliato il suo ruolo nell’Rdc” per proteggere queste aree ricche di minerali. Dal canto suo, il governo congolese cerca di restare nelle grazie del presidente statunitense e di garantire l’attuazione di un accordo di pace – mediato l’anno scorso dall’amministrazione Trump – in base al quale Washington fornirebbe supporto nel settore della sicurezza, in cambio di un accesso privilegiato ai siti congolesi.
Questo testo è tratto dalla newsletter Africana.
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