Una buca riempita con pezzi di droni a El Obeid, Sudan, 29 marzo 2026. (Faiz Abubakr, Los Angeles Times/Getty Images)

El Obeid, il capoluogo dello stato sudanese del Nord Kordofan, farà la stessa fine di Al Fashir? Mentre si riaccende l’attenzione sul conflitto in Sudan, tutta l’attenzione è rivolta su questa città del sud del paese, diventata il punto focale della guerra tra l’esercito e i paramilitari delle Forze di supporto rapido (Rsf).

Alla fine di ottobre del 2025 dopo un lungo assedio durato due anni e mezzo, Al Fashir – un’importante città della regione del Darfur – era stata definitivamente conquistata dalle Rsf con un attacco durato quasi tre giorni, in cui si stima che siano morte seimila persone.

Un rapporto di Amnesty international su Al Fashir, pubblicato il 1 luglio ha documentato quelli che definisce “crimini contro l’umanità in base al diritto internazionale, tra cui lo sfollamento di centinaia di migliaia di bambini, che sono stati esposti agli attacchi e alla morte. Molti sono rimasti orfani”.

Oggi, come si legge in una bozza di risoluzione che sarà discussa dal consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite il 3 luglio, il timore è che qualcosa di simile possa accadere a El Obeid, circondata dalle Rsf e dai loro alleati. Anche in questo caso il sospetto è che la fame sia usata come arma di guerra, visto che la città è sottoposta a una specie di assedio da circa 18 mesi e subisce attacchi metodici contro infrastrutture strategiche, ospedali, cisterne e acquedotti.

Come nel caso di Al Fashir le informazioni dal campo sono poche e risultano fondamentali le immagini satellitari fornite dallo Humanitarian research lab dell’università di Yale, negli Stati Uniti. Gli analisti del laboratorio hanno constatato nelle ultime settimane un aumento dei bombardamenti mirati contro centrali elettriche, mercati e stazioni di servizio, il tutto mentre la città accoglie un numero crescente di sfollati.

“L’attuale assedio di El Obeid da parte delle Rsf è stato, a differenza degli attacchi precedenti, strategico e metodico. I droni hanno preso di mira prima le stazioni di servizio e poi i generatori elettrici, rendendo di fatto la vita insostenibile per i civili e costringendoli ad abbandonare la città. El Obeid conta circa mezzo milione di abitanti, tra cui almeno centomila sfollati provenienti da altre parti del paese”, scrive il sito sudanese Ayin.

Nel frattempo l’esercito sudanese ha installato almeno 14 checkpoint e un muro di terra (berm) lungo 51 chilometri intorno alla città. Le Rsf, intanto, incombono da ovest, nord e sud. El Obeid, spiega il sito Sudan Tribune, ha una grande importanza strategica perché collega la capitale, Khartoum, alle regioni del Kordofan e del Darfur.

La conquista totale della città interromperebbe le vie di rifornimento dell’esercito e comprometterebbe la sua capacità di controllare il Sudan occidentale. Intanto il crollo delle infrastrutture ha fatto lievitare il costo del barile di acqua potabile, che è passato da novemila a venticinquemila sterline sudanesi (da 13 a 36 euro). Le organizzazioni umanitarie avvertono che la grave carenza di generi alimentari, unita alla mancanza di acqua potabile, aumenta significativamente il rischio che scoppino epidemie di colera.

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