Questo è il terzo articolo della serie “The slow lane” del Guardian. Il primo è “Come rivoluzionare i trasporti”, il secondo “Il club delle auto elettriche che prova a cambiare le cose”.

Abbiamo chiesto ad alcuni lettori del Guardian negli Stati Uniti come si spostano senza auto in un paese che si basa molto sull’uso del mezzo privato. Ci hanno raccontato i vantaggi ma anche le tante difficoltà del muoversi a piedi, in bicicletta o con il trasporto pubblico.

“Ho adattato la mia vita ai trasporti di Los Angeles”

Quando si è trasferita da New York a Los Angeles, Ellen ha deciso di fare a meno dell’auto, per fare “una prova”, spiega. “Sono cresciuta a Vancouver, in un quartiere in cui non c’è una grande cultura dell’auto, e ho deciso di provarci per un anno”.

Cinque anni dopo è ancora convinta della sua scelta: “Dire che a Los Angeles è impossibile vivere senza auto è un luogo comune. In realtà molte persone ne fanno a meno. A volte penso di comprarne una per i viaggi lunghi, ma per ora mi accontento di noleggiarla quando serve”.

Tuttavia, Ellen riconosce che gli spostamenti a Los Angeles possono essere frustranti. Il trasporto pubblico è “disorganizzato”, dice. “Per ridurre i tempi ricorro quasi sempre all’accoppiata bici più treno. Impiego tra i 45 minuti e l’ora per arrivare al lavoro, ma senza bici ci metterei anche un’ora e mezza. Per raggiungere le zone più carine della città attraverso l’infernale MacArthur Park in autobus o percorro la ciclabile di Union avenue”.

E aggiunge: “C’è un altro aspetto negativo. La crisi del fentanil in corso sta avendo conseguenze anche sul trasporto pubblico. Molte persone con tossicodipendenze, e in alcuni casi con problemi psichici, soprattutto di notte, usano i mezzi pubblici come alternativa a centri e ricoveri”.

Al di là delle difficoltà pratiche, Ellen spiega inoltre che in città c’è un pregiudizio nei confronti di chi non usa l’auto: “Gli abitanti di Los Angeles non hanno molto rispetto per i pedoni. Al lavoro e in occasioni sociali mi capita di dover mentire perché le persone possono essere molto giudicanti”.

Ellen dice di aver “adattato” le sue abitudini sociali in funzione del posto in cui vive: “Organizzo la mia vita e i miei impegni cercando di adattarmi al sistema esistente, che è tutt’altro che perfetto. Spesso faccio anche car pooling (la condivisione di un’auto privata, ndr) con gli amici. Ci sono anche delle linee che arrivano più lontano, come il Metrolink, la nostra versione di un sistema ferroviario di periferia, che in effetti è molto esteso. E poi ci sono gli autobus. Però non funzionano tanto bene, quindi spesso rinuncio a uscire o pago un servizio di car sharing”.

“Mi colpisce quanto sembrano vecchie le stazioni di Chicago”

Nathaniel Knize, 30 anni, un bibliotecario di Chicago, usa esclusivamente il trasporto pubblico oppure va a piedi. “Non vado in bici perché non voglio essere investito e dovermi preoccupare di dove parcheggiarla o che me la rubino”, dice.

“Oltre che per gli spostamenti casa-lavoro, uso i mezzi della Cta (Chicago transit authority) per gli eventi sociali e gli appuntamenti medici. A volte mi capita di prendere fino a dieci mezzi al giorno”, riferisce.

Knize considera i servizi di trasporto pubblico di Chicago “un’eccellenza”. Ma gli spostamenti fuori città sono più complicati. In questi casi di solito si fa dare un passaggio da un familiare: “Sono cresciuto in una famiglia molto grande. Molti dei miei parenti sono sparsi nelle zone periferiche, e raggiungere le loro case nei giorni di festa e in occasione di compleanni può essere difficile. A volte ci vuole fino a un’ora e mezza. Le linee della metropolitana sono state progettate per portare i pendolari da casa al lavoro e viceversa, non per aiutare le persone a raggiungere le case dei propri cari”.

Anche quando viaggia per piacere Knize evita le città senza un trasporto pubblico efficiente: “Scelgo posti con linee della metropolitana che mi permettano di muovermi senza auto. Ho preso la metro in città come Rio de Janeiro, Parigi e Toronto, e la cosa che mi colpisce di più è quanto sembrino vecchie al confronto le stazioni di Chicago, costruite più di cent’anni fa, quando non c’era ancora la Cta”.

“Oakland è una delle migliori città del paese per vivere senza auto”

Enzo Mthethwa, 38 anni, è un capotreno che vive senza auto a Oakland, in California. Per gli spostamenti usa prima una bici Lyft a noleggio e poi un treno del Bay area rapid transit (Bart, un sistema di trasporto pubblico su rotaia) o un autobus.

“Oakland è una delle migliori città del paese per vivere senza auto”, dice, insieme a New York e Chicago. Ma aggiunge: “Il Bart impallidisce al confronto con altre grandi città del mondo, dove il trasporto su rotaia è più diffuso”.

Quando il suo turno di lavoro comincia la mattina presto della domenica, per esempio, le linee del Bart non sono disponibili perché aprono alle 8: “È davvero un problema perché sono costretto a spendere soldi per una corsa con Uber. Secondo me il trasporto pubblico su rotaia non dovrebbe essere concepito solo per i pendolari. Dovrebbe permettere a chiunque, in qualsiasi momento, di andare da un punto A a un punto B”.

Essendo cresciuto in Florida, dove l’auto era indispensabile, Mthethwa è entusiasta di vivere in una città in cui muoversi a piedi è relativamente facile: “In gran parte degli Stati Uniti è dato per scontato che tutti debbano avere una macchina per spostarsi. L’idea di poterne fare a meno, di poter andare ovunque a piedi, di potermi muovere con facilità con treni e autobus mi attirava molto”.

“Vivere senza auto richiede un po’ d’impegno”

Kevin Ducey, 67 anni, un docente universitario di La Crosse, nel Wisconsin, vive senza auto dal 2004. La Crosse ha un trasporto pubblico meno capillare rispetto a città come Chicago, ma secondo lui vivere senza macchina è possibile. “Richiede solo un po’ d’impegno”, dice. “Uso la bici per tre stagioni all’anno e in inverno prendo l’autobus, oppure cammino per un chilometro e mezzo fino in centro”.

Ducey ammette che vivere senza auto è considerato insolito: “Quando avevo vent’anni le persone non si capacitavano del fatto che fossi vegetariano. Oggi non si capacitano del fatto che non guidi. ‘Davvero non hai l’auto?’, mi chiedono in continuazione”.

Ducey dice che il servizio di autobus “non è male” per una cittadina del midwest: “Nei giorni feriali gli autobus passano ogni mezz’ora fino alle 17.30, poi ogni ora, come nei fine settimana. Il sabato e la domenica il servizio è disponibile solo fino alle 18, quindi le uscite serali in inverno richiedono un po’ di pianificazione”.

I servizi di autobus extraurbani si sono ridotti nel corso degli anni. “Prima c’erano gli autobus della Greyhound a collegare i piccoli centri”, ricorda. “Ma negli ultimi cinquant’anni il sistema è stato decisamente ridimensionato. Per andare fuori città bisogna noleggiare un’auto, e dopo il covid i prezzi sono triplicati, quindi gli spostamenti sono piuttosto difficili. Andare da La Crosse a una delle cittadine più piccole nei dintorni è praticamente impossibile senza la macchina”.

Ducey afferma che le autorità locali trascurano da anni i mezzi di trasporto alternativi all’auto: “La Crosse si trova sulla riva del Mississippi, ma non si direbbe. In estate usiamo le nostre chiatte private, ma non c’è un servizio di traghetti che colleghi le cittadine lungo il fiume e non ci sono taxi d’acqua per i pendolari che lavorano a La Crosse. La città ha voltato le spalle al fiume cent’anni fa, con la diffusione delle auto”.

“Se usi l’auto da sempre è difficile farne a meno”

Sam Haiken, 30 anni, una ricercatrice di Boston, nel Massachusetts, prende treni e autobus per andare al lavoro. “Non ho un’auto, e neanche la patente, ma ho la sensazione che in un certo senso vivere a Boston sia più difficile per chi va in macchina”, afferma.

“Possedere un’auto costituisce un onere finanziario aggiuntivo per le persone che vivono in città, soprattutto per i più giovani. E dato che non ci sono molti parcheggi, a volte scoppiano liti. Inoltre, spesso in inverno per parcheggiare bisogna spalare la neve. L’idea di avere un’auto a Boston non mi attira per niente”, prosegue.

Haiken è cresciuta a New York, dove per i giovani è normale vivere senza auto: “Alcuni dei miei amici di Boston sono cresciuti in posti dove la dipendenza dall’auto è molto forte. Ho l’impressione che fatichino ad accettare l’idea di poter vivere senza. Se la usi da sempre è difficile farne a meno”.

“Devo però ammettere che il trasporto pubblico a Boston non è molto efficiente”, aggiunge. “Le infrastrutture sono vecchie e la manutenzione è insufficiente. Spesso ci sono problemi di segnaletica e guasti ai binari o ai treni. Servirebbero tempo e denaro per migliorare le cose, ma a quanto pare non abbiamo né l’uno né l’altro. Alcune aree periferiche di Boston sono molto carine, ma difficili da raggiungere”.

“È difficile muoversi senza pianificare tutto in anticipo”

Dominic Ross, 29 anni, uno scienziato di Oakland, in California, va al lavoro a Livermore spostandosi a piedi o in bicicletta fino alla stazione ferroviaria, poi prende un treno fino al capolinea, e infine un autobus: “Per arrivare da casa al lavoro impiego circa un’ora e mezza, a volte due. Uso anche il Bart e l’autobus per andare a trovare la mia compagna a San Francisco, e gli autobus locali per altri impegni”.

Ross vorrebbe avere a disposizione un servizio di autobus più efficiente: “Quello che mi porta al lavoro fa solo quattro corse al giorno. Questo limita la flessibilità degli orari di lavoro e rende più difficile programmare appuntamenti dal medico e altri impegni”.

Essendo cresciuto nei sobborghi dell’Ohio, dove il trasporto pubblico era praticamente inesistente, Ross è “grato” dei servizi a cui ha accesso. Tuttavia, vivere senza macchina è sicuramente impegnativo. “È difficile fare escursioni nella natura e, più in generale, muoversi senza pianificare tutto in anticipo”, spiega. “Anche viaggiare tra San Francisco e Oakland non è facile: dopo mezzanotte non ci sono più treni e l’unica opzione è un autobus che passa molto di rado”.

Secondo Ross, le autorità dovrebbero aumentare gli investimenti nel trasporto pubblico. “Il sistema attuale ha gravi carenze”, afferma. “Se la situazione dovesse peggiorare sarò costretto a comprare un’auto”.

ITraduzione di Francesco De Lellis)

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