A prima vista è un bar come gli altri, con il suo bancone, le sue poltrone e i suoi clienti seduti ai tavoli. Ma c’è un indizio che ne rivela subito la particolarità: qui non si può ordinare un caffè Americano, la parola sul menù è sbarrata e sostituita da Québécano. In tutta la sala le pareti sono coperte da simboli della provincia francofona del Canada: la bandiera con il giglio e la lingua francese esibita come un simbolo identitario. E i tanti manifesti non lasciano dubbi sulla vocazione politica del bar. “Il nostro vero paese è il Québec”, proclama una scritta, in aperta sfida al federalismo canadese.
Aperto a marzo in un quartiere cosmopolita di Montréal, il Club Pays vuole essere una vetrina delle idee indipendentiste della provincia. Il progetto, portato avanti dal movimento giovanile Organizzazioni unite per l’indipendenza del Québec (Oui Québec), si ispira alla Catalogna e ai Paesi Baschi, dove questi bar sono diventati luoghi di mobilitazione.
Il locale è al tempo stesso un quartier generale, uno spazio di dibattito e una fonte di finanziamento per il movimento. Tutti i guadagni sono versati alla lotta per la sovranità del Québec. Un’altra particolarità molto visibile è l’età dei volontari. Sono tutti sui vent’anni e non hanno conosciuto l’ultimo referendum sull’indipendenza della provincia, che si è tenuto nel 1995, vinto di misura dal no con il 50,6 per cento dei voti.
Fuori dal caffè, la mobilitazione sta crescendo anche nelle università, dove i sovranisti cercano di organizzare le loro forze. Nato nel 2025, il Mouvement étudiant indépendantiste (Mei) ha creato una ventina di comitati negli istituti di istruzione superiore del Québec. “Il nostro futuro è estremamente incerto. Per me l’indipendenza è un progetto di speranza e una grande possibilità di rottura con una società che funziona molto male”, dice Leonard Vidal, vent’anni, portavoce del Mei. Studente dell’Université du Québec a Montréal, Vidal si rallegra per il rinnovato interesse della sua generazione verso l’indipendentismo, una generazione “che vuole costruire un Québec migliore e non ha paura dei cambiamenti”.
Vicino a lui, l’altra portavoce del movimento, Catherine Lamoureux-Schmidt, difende un progetto per il futuro che nasce anche dall’“amore per l’eredità francese, per la sua cultura e la sua lingua” in Québec. “Non è una posizione contro il Canada, ma piuttosto il desiderio di realizzarci pienamente. Non siamo arrabbiati con i canadesi anglofoni, ma è ora di smettere di essere relegati a una posizione di secondo piano”, continua la studente di ventun anni.
Questo risveglio sovranista tra i giovani si manifesta anche sui social, dove molti influencer quebecchesi rivendicano apertamente il loro sostegno a favore dell’indipendenza. Tra loro c’è Cocottee (seguita da 1,7 milioni di persone su TikTok), che nel 2025 ha partecipato al Gp Explorer 3, una gara automobilistica organizzata in Francia dal famoso youtuber Squeezie. Cocottee aveva chiesto agli organizzatori di poter gareggiare con i colori del Québec e non con quelli del Canada. “Il Québec un giorno diventerà un paese”, aveva dichiarato dalla pista. Un video che è circolato molto negli ambienti sovranisti, felici di poter contare su un’alleata con una certa notorietà.
Questo orgoglio del Québec ha trovato spazio anche nella musica, in particolare tra diversi giovani artisti della scena emergente. Il rapper diciottenne Kinji00 si è imposto come il volto della lotta indipendentista tra i giovani grazie a un album interamente dedicato alla causa, con testi espliciti: “Viva il Québec libero”, “L’indipendenza è la mia unica politica”, “La prossima volta credo in noi, ho fede in noi”.
Effetto duraturo?
Eric Bélanger, professore di scienze politiche all’università McGill, che ha studiato da vicino il fenomeno tra i giovani, non è sicuro che questa tendenza sia destinata a durare. “Non si può negare l’effetto TikTok e l’impennata sui social network, ma secondo gli ultimi sondaggi le persone tra i 18 e i 34 non sono più sovraniste rispetto all’insieme degli abitanti della provincia”, dice Bélanger, che è codirettore della cattedra di ricerca sulla democrazia, la convivenza e i valori comuni in Québec.
D’altro canto, il contesto geopolitico, segnato dall’incertezza che circonda il vicino statunitense, ha modificato un po’ la situazione. Secondo Bélanger, “la sovranità non sarà un tema così centrale” alle elezioni provinciali del 5 ottobre, in un contesto in cui l’indipendenza è descritta dai suoi oppositori come un pericoloso salto nell’ignoto.
Con l’avvicinarsi del voto, il Partito quebecchese (Pq, indipendentista) resta in testa ai sondaggi. Il suo leader, Paul St-Pierre Plamondon, promette da diversi anni che se arriverà al potere indirà un terzo referendum sul futuro politico del Québec. Di recente però ha attenuato la sua posizione, annunciando che la consultazione non si terrà finché Donald Trump resterà presidente degli Stati Uniti. “Perché una posta in gioco cruciale come il futuro del Québec richiede condizioni che consentano un dibattito trasparente e sereno. Non deve essere ostaggio delle turbolenze della politica statunitense, né dei colpi di testa di un presidente imprevedibile o di campagne centrate sulla paura”, ha detto il 18 agosto.
Secondo gli ultimi sondaggi, il sì all’indipendenza al momento raccoglierebbe solo il 31 per cento dei voti. Dopo i fallimenti dei referendum del 1980 e del 1995, una parte dei giovani accarezza comunque la speranza che la terza volta possa essere quella decisiva.
(Traduzione di Giusy Muzzopappa)
|
Iscriviti a Americana |
Cosa succede negli Stati Uniti. A cura di Alessio Marchionna. Ogni domenica.
|
| Iscriviti |
|
Iscriviti a Americana
|
|
Cosa succede negli Stati Uniti. A cura di Alessio Marchionna. Ogni domenica.
|
| Iscriviti |
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it