Il 15 giugno l’artista russo Semyon Skrepetsky, 44 anni, è stato assassinato a Biała Podlask, nell’est della Polonia, vicino al confine con la Bielorussia. Noto per le sue opere provocatorie contro il Cremlino, Skrepetsky – il cui vero nome era Robert Kuzovkov – è stato raggiunto da cinque proiettili, uno dei quali alla testa.

Tre giorni dopo il primo ministro polacco Donald Tusk ha annunciato l’arresto di un uomo con passaporto georgiano sospettato di essere l’autore dell’omicidio. Non è chiaro se l’uomo, di cui non è stato fornito il nome, possa essere in realtà cittadino di un altro paese.

Secondo il ministro dell’interno polacco Marcin Kierwiński, l’uomo avrebbe legami con la criminalità organizzata e potrebbe aver commesso reati in Polonia già nel 2022.

Tomasz Siemoniak, responsabile del coordinamento dei servizi di sicurezza polacchi, ha dichiarato che il coinvolgimento dei servizi russi “è un’ipotesi molto concreta”, che “dovrà però essere dimostrata”.

“Secondo una fonte del sito d’informazione polacco Onet, il passaporto georgiano sarebbe falso e il sospettato sarebbe in realtà originario della Cecenia”, una repubblica della Federazione Russa, riferisce Meduza, un sito d’informazione russo con sede a Riga, in Lettonia.

Il 17 giugno Tusk aveva dichiarato che “tutto lascia pensare che si sia trattato di un omicidio politico”, aggiungendo che, qualora fosse dimostrato il coinvolgimento di Mosca, si tratterebbe di “un atto di terrorismo di stato”.

L’ultima iniziativa di protesta a Berlino

“Skrepetsky, che si era trasferito in Polonia nel 2021 per paura di ritorsioni in patria, era noto per le caricature di personaggi di primo piano in Russia e Ucraina, tra cui il presidente russo Vladimir Putin, il capo della Repubblica Cecena Ramzan Kadyrov, il defunto leader dell’opposizione russa Aleksej Navalnyj e il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj”, afferma il sito d’informazione indipendente russo Novaja Gazeta.

“Aveva anche realizzato dei dipinti che prendevano di mira persone vicine a Kadyrov, tra cui il figlio Adam e il comandante Apti Alaudinov. Pochi giorni prima della sua morte aveva ripubblicato un dipinto che ritraeva Kadyrov e il figlio come maiali”, aggiunge la Novaja Gazeta.

E conclude: “Appena tre giorni prima di essere ucciso, Skrepetsky aveva inscenato una protesta davanti all’ambasciata russa a Berlino, in occasione della giornata della Russia, in cui aveva esposto un dipinto di Putin tra le braccia di Stalin”.

Il giorno stesso dell’attentato Skrepetsky aveva ripubblicato sul suo canale Telegram alcune minacce che aveva ricevuto in seguito alla protesta di Berlino”, sottolinea Meduza.

“Un atto di terrorismo di stato”

In un post su Facebook ripubblicato su Echo, un sito d’informazione russo con sede a Berlino, il pianista russo Evgeny Alexeev, che vive in Germania, sottolinea che non si è trattato di un semplice omicidio: “È un attentato terroristico paragonabile a quello del 2015 contro la sede del giornale satirico Charlie Hebdo a Parigi. È una ritorsione contro un artista noto per il suo impegno politico e un’intimidazione contro la società nel suo insieme”.

Il quotidiano polacco Rzeczpospolita attribuisce al Cremlino la responsabilità dell’omicidio: “Non importa se questo crimine sia stato commesso da ceceni, bielorussi, russi o mercenari provenienti dalle regioni dell’Ucraina controllate dall’esercito di Mosca. Scoprire chi ha premuto il grilletto è una questione di secondaria importanza. È evidente che l’omicidio è stato commissionato dai nemici della Polonia e dell’occidente, e bisogna denunciare con forza un atto di terrorismo di stato”.

“L’assassinio di Skrepetsky dimostra che non è necessario essere uno dei principali nemici di Mosca per rischiare di essere uccisi dai servizi di sicurezza russi. Tutti i dissidenti sono in pericolo”, afferma il quotidiano polacco Gazeta Wyborcza.

Secondo il settimanale polacco Polityka, “probabilmente lo scopo dell’omicidio era intimidire avversari dei governi di Russia e Bielorussia ben più influenti di Skrepetsky, tra cui Andrzej Poczobut, Pavel Latuška, Dmitrij Gudkov e Garri Kasparov”. Il settimanale aggiunge che “difficilmente la morte di Skrepetsky provocherà una reazione significativa dell’Unione europea o spingerà i suoi paesi ad adottare nuove sanzioni”.

I casi Litvinenko e Skripal

Il 17 giugno il parlamento europeo ha però approvato una risoluzione che esorta la Commissione europea e gli stati dell’Unione ad adottare nuove misure per proteggere i dissidenti stranieri in Europa dalla “repressione transnazionale”, che oltre agli omicidi comprende tra le altre cose sorveglianza, minacce, pressioni sui familiari e attacchi informatici.

La risoluzione chiede una definizione comune della repressione transnazionale, una raccolta dati più sicura e affidabile, una formazione specializzata per le forze di polizia e i servizi di sicurezza, e un maggiore coordinamento tra gli stati membri.

Negli ultimi anni vari oppositori del regime russo hanno subìto aggressioni o tentativi di avvelenamento in Europa, in particolare nel Regno Unito. Qui nel 2006 era stato ucciso per avvelenamento da polonio l’ex agente dell’Fsb Aleksandr Litvinenko, mentre nel 2018 l’ex agente del Gru Sergej Skripal e la figlia Julija erano sopravvissuti a un tentativo di avvelenamento con un gas nervino, che aveva causato la morte di una cittadina britannica.

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it