Il 23 aprile la Commissione europea ha aperto un’indagine sulla legittimità del prestito ponte da 900 milioni di euro concesso nel 2017 dal governo italiano alla compagnia aerea Alitalia. Bruxelles vuole verificare se il prestito è conforme alle norme comunitarie in materia di aiuti di stato e se può essere ammesso come “aiuto per il salvataggio”. Il governo italiano ha notificato il prestito alle autorità comunitarie a gennaio 2018. Nel maggio 2017 il governo ha concesso ad Alitalia un prestito ponte di 600 milioni di euro, e a ottobre un altro prestito di 300 milioni di euro.

Secondo la Commissione, la notifica dell’Italia a Bruxelles era stata preceduta dalle lamentele di alcune aziende concorrenti, che dubitavano della conformità della linea di credito con il diritto comunitario. Gli aiuti per il salvataggio sono per definizione aiuti statali forniti sul breve periodo per dare un po’ di respiro ad aziende sull’orlo del fallimento. Come tali, possono essere dati solo in via transitoria, fino a quando non si fa chiarezza sul futuro dell’azienda e non si definisce un piano di ristrutturazione o di risoluzione. Le regole comunitarie prevedono che tali prestiti possano essere concessi per un tempo massimo di sei mesi – un termine che l’Italia ha già superato. Nella nota di Bruxelles si legge inoltre che la Commissione europea “è preoccupata” dal fatto che il prestito sia stato dato fino a dicembre del 2018. Teme inoltre che il credito non sia limitato al minimo necessario. L’autorità europea non ha dato indicazioni sulla durata dell’indagine in corso.

Fiumicino, 23 febbraio 2017. Hostess Alitalia in sciopero (Fabio Frustaci, Camera Press/Contrasto)

Aspettando il nuovo governo

Per la vendita di Alitalia il governo ha annunciato ad aprile una nuova proroga. Inizialmente si era sperato che le elezioni del 4 marzo avrebbero portato di lì a breve a decisioni scomode, ma necessarie. Invece l’Italia aspetta ancora un nuovo governo. Se i bandi di vendita per la ricerca di compratori sono stati pubblicati, finora nessun interessato si è proposto per l’acquisto dell’intera compagnia.

Alitalia si è trovata più volte a un passo dal fallimento: nel 2008, quando smise di essere una compagnia aerea di stato diventando una compagnia di azionisti privati; e nel 2014 quando il governo si accordò con la compagnia aerea Etihad, che ottenne il 49 per cento delle azioni, mentre il 51 restò in mano a un consorzio d’imprenditori italiani e a Poste Italiane. Nel 2017 gli azionisti di Alitalia hanno messo ai voti un piano di risanamento. Il piano è stato rifiutato dal personale e quindi gli azionisti hanno avviato le pratiche per chiedere il commissariamento. Nel caso di grandi aziende, lo stato può scongiurare un fallimento affidando la direzione a dei commissari straordinari.

L’opinione
Una sovvenzione ingiusta

◆ “Finora il messaggio è che nel 2018 una ex azienda statale può ancora vivere di sovvenzioni, come se non esistessero norme comunitarie a tutela della concorrenza”, scrive Tobias Piller sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung commentando la vicenda Alitalia. “Dopo che Alitalia è stata sul punto di fallire tre volte in nove anni”, prosegue, “le conseguenze dovrebbero essere ovvie. Sindacati e dipendenti hanno votato contro un piano di risanamento, sostenendo che lo stato deve continuare a finanziare ‘la compagnia di bandiera’. La loro strategia ha avuto successo: curatori fallimentari e politici sembrano alla ricerca di possibili strade per realizzare una partecipazione statale mascherata, usando la Cassa depositi e prestiti, in gran parte del ministero dell’economia. Per quanto tempo Bruxelles intende restare a guardare?”.


I sindacati dei circa 12mila dipendenti rimasti ad Alitalia si oppongono a una divisione della compagnia. Però le compagnie europee come Lufthansa e Easyjet sono interessate solo agli aerei e al loro equipaggio, non al personale di terra e alla sede centrale di Roma. Continuano a ripetere inoltre che intendono rilevare quote di Alitalia solo dopo un profondo risanamento dell’azienda. I tre commissari straordinari che da maggio del 2017 dirigono la compagnia rimangono invece dell’idea che Alitalia debba sopravvivere come azienda autonoma. A Roma si vocifera che la Cassa depositi e prestiti (Cdp), un’istituzione finanziaria statale, potrebbe diventare un importante partner finanziario nell’acquisto di Alitalia, associandosi eventualmente a un fondo statunitense. Formalmente la Cdp non è una cassa statale, perché tra i suoi azionisti ci sono anche fondazioni bancarie, anche se con una partecipazione di minoranza. ◆fr

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Questo articolo è uscito sul numero 1253 di Internazionale, a pagina 37. Compra questo numero | Abbonati