S pesso, troppo spesso, commemoriamo la storia celebrando un singolo individuo con una statua, oppure intitolandogli un luogo o un giorno di festa. Alcune statue sono state abbattute – in diverse città degli Stati Uniti quelle del generale confederato Robert E. Lee hanno lasciato il posto ad altre dedicate all’attivista contro la schiavitù Harriet Tubman –, ma i repubblicani stanno tentando d’invertire questa tendenza. Di recente l’amministrazione Trump ha messo una statua di Cristoforo Colombo nei giardini della Casa Bianca, una replica di quella gettata nelle acque del porto di Baltimora nel 2020 sull’onda delle proteste del movimento Black lives matter contro il razzismo e il colonialismo.

Forse l’epoca degli eroi sta finendo. Quest’anno Jon Wiener, direttore della rivista The Nation, ha candidato al Nobel per la pace la città di Minneapolis, per il valore e la solidarietà dei suoi cittadini nel contrastare l’Ice. Vincere il Nobel è una possibilità remota, ma gli abitanti di Minneapolis e St. Paul hanno già ricevuto il Profile in courage award intitolato a John F. Kennedy “per aver rischiato la vita per proteggere i propri vicini e la comunità migrante”.

Forse ci stiamo rendendo conto che spesso l’eroe è la collettività, il movimento, la comunità, e che pescare dalla massa un singolo da consacrare non funziona

Il 31 marzo la California ha celebrato per la prima volta il Farmworkers day (giornata dei lavoratori agricoli), una festività proclamata in tutta fretta dal parlamento dello stato dopo le rivelazioni sulla storia di abusi sessuali commessi da César Chávez, famoso sindacalista dei braccianti. Forse ci stiamo rendendo conto che spesso l’eroe è la collettività, il movimento, la comunità, e che pescare dalla massa un singolo da consacrare non funziona. Troppe persone trasformate in eroi nella loro vita hanno fatto cose per cui non avrebbero meritato quel riconoscimento.

Ma anche quando le loro vite sono irreprensibili, il mondo non cambia solo grazie a singoli individui. A volte una persona, che può essere una scrittrice, un predicatore, un visionario, ispira le masse. A volte lavora con un gruppo. Queste persone spesso vengono chiamate leader, ma io le considero dei catalizzatori. Definire qualcuno un leader significa implicitamente considerare tutti gli altri dei seguaci. I seguaci obbediscono, come un gregge, mentre in realtà in molte rivolte e movimenti ognuno ha scelto di essere lì.

La parola leader deriva forse da un periodo in cui i vertici militari guidavano le truppe in battaglia. Tuttavia, quasi tutti i cambiamenti degli ultimi decenni non si sono realizzati con le armi. Il motore della maggior parte dei movimenti democratici è fatto di persone che partecipano al processo decisionale. In questo momento stiamo cercando di difendere la democrazia e la democrazia all’interno dei movimenti è fondamentale.

Aquí manda el pueblo y el gobierno obedece, qui il popolo comanda e il governo obbedisce, era uno slogan degli zapatisti, i rivoluzionari indigeni che nel 1994 insorsero nel sud del Messico. Un catalizzatore è qualcuno che sa motivare le persone e tenere insieme il gruppo. Ma non c’è catalizzatore se non c’è una popolazione da catalizzare, convogliandola verso una comunità o un movimento. Il premio Nobel negli ultimi decenni è andato spesso a organizzazioni collettive, come il Centro per le libertà civili (fondato a Kiev), il Programma alimentare mondiale e il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (ai tempi di Al Gore).

Ho sempre pensato che gli eroi dei film d’azione di Hollywood diano alle persone un’idea sbagliata di come realizzare il cambiamento. Spesso si tratta di tizi muscolosi o armati fino ai denti il cui talento speciale è la violenza corpo a corpo.

È evidente che gli uomini dell’amministrazione Trump hanno visto troppi di questi film: il segretario alla difesa Pete Hegseth e il direttore dell’Fbi Kash Patel sembrano convinti che i loro sottoposti debbano concentrarsi sul combattimento a mani nude. Patel ha perfino chiamato alcuni lottatori della Ufc, l’organizzazione statunitense di arti marziali miste (Mma), ad “addestrare” gli agenti dell’Fbi.

Gli eroi di Minneapolis non hanno usato la violenza: hanno sfidato degli invasori armati in condizioni di freddo brutale, giorno dopo giorno, e continuano a consegnare la spesa alle persone che non possono uscire di casa, accompagnando i loro figli a scuola. Hanno avuto un enorme impatto nella difesa dei loro quartieri. E come la gente di Los Angeles, Charlotte, Chicago e Memphis, sono stati d’ispirazione per tutti gli altri.

Anche se la festa dei lavoratori agricoli è nata da una circostanza spiacevole, si tratta di una cosa provvidenziale in California, dove la maggior parte dei braccianti sono immigrati proprio come le persone perseguitate dall’Ice. Sarebbe opportuno un monumento al bracciante ignoto, o meglio ai milioni di braccianti che ci sono stati negli anni. Dedicare una giornata a loro sarebbe un inizio. ◆ fdl

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Questo articolo è uscito sul numero 1660 di Internazionale, a pagina 38. Compra questo numero | Abbonati