A gennaio del 2017, durante il suo discorso d’insediamento come presidente degli Stati Uniti, Donald Trump disse: “Questo massacro americano finisce oggi e ora”. Il discorso, scritto in parte dal nazionalista bianco di destra Steve Bannon, non dava la colpa del caos solo “al crimine, alle bande criminali e alla droga”, ma anche alla povertà, alla perdita di posti di lavoro e a un sistema scolastico che aveva trascurato molti statunitensi.

Anche se aveva promesso di aiutare i cittadini in difficoltà economiche, Trump si è reso responsabile di un’ondata di morte e sofferenze di massa di cui sono state vittime soprattutto i poveri e i lavoratori. La lezione per i democratici dovrebbe essere chiara: il falso populismo porta al deserto politico. Se si vuole vincere e mantenere il potere bisogna rispettare le promesse di portare benessere ai cittadini.

Oggi, dopo quattro anni di amministrazione Trump, la rovina è ovunque. È appena finito l’anno più letale di tutta la storia degli Stati Uniti, soprattutto a causa dell’inettitudine del presidente e del suo rifiuto di reagire a una pandemia che ha provocato più di 365mila morti. Le conseguenze economiche della crisi sono state catastrofiche. Secondo il New York Times, “almeno 7,8 milioni di persone sono sprofondate nella povertà, il numero più alto in sessant’anni, e 85 milioni di statunitensi fanno fatica a pagare le spese di base”. Rispetto al febbraio del 2020, quando è cominciata la pandemia, oggi ci sono circa dieci milioni di posti di lavoro in meno. I potenziali eredi del trumpismo si sono già messi in fila, desiderosi di conquistare la base che Trump ha fomentato e che si lascia alle spalle. Con un presidente, una camera e un senato democratici pronti ad assumere il potere nelle prossime settimane, la strategia dei repubblicani sarà quella di protestare contro un passaggio dei poteri considerato ingiusto e attaccare il Partito democratico e una “sinistra” generica per tutti i gravi problemi lasciati dall’amministrazione uscente.

Ridistribuire la ricchezza

Le promesse del trumpismo sono sempre state false: il presidente non ha mai pensato di occuparsi delle ingiustizie economiche e sociali dei lavoratori. Da subito ha riempito la sua amministrazione di miliardari e amministratori delegati di grandi aziende, il cui unico scopo era guadagnare facendo crescere il mercato azionario e consegnare il sistema giudiziario nelle mani della destra.

Eppure, come ha mostrato l’ondata del Tea party nel 2010, anche un partito così profondamente legato all’élite finanziaria come quello repubblicano può ancora sfruttare il risentimento e la rabbia che derivano dalle difficoltà personali per avere un guadagno elettorale. Dopo l’insediamento di Barack Obama nel 2009, i repubblicani hanno cercato di etichettare i democratici come il partito dei salvataggi di Wall street e dell’indifferenza verso i lavoratori, anche se si sono opposti a qualsiasi politica progressista che attaccasse il potere delle grandi aziende. Ma la timida risposta dei democratici ha contribuito a determinare le loro future sconfitte.

Il combustibile per una reazione di destra durante la presidenza di Joe Biden c’è ed è pronto a infiammarsi. Milioni di statunitensi sono disperati e, se non saranno aiutati, cercheranno uno sbocco per esprimere quest’angoscia.

L’esitazione e l’inerzia sono il risultato di decisioni prese da chi è al potere, ma possono essere abbandonate a favore di una coraggiosa attività di governo, che risponda ai bisogni della maggioranza dei lavoratori statunitensi. Il presidente entrante della commissione bilancio del senato, Bernie Sanders, ha dato voce a quest’urgenza: “Dobbiamo agire subito”, ha detto alla Cnn il 7 gennaio. “Il primo ordine del giorno sarà approvare un disegno di legge d’emergenza per il covid-19 che, tra le altre cose, dica alla classe lavoratrice degli Stati Uniti: sappiamo che state soffrendo e daremo un assegno da duemila dollari a ogni lavoratore adulto. Siamo dalla vostra parte. Siamo pronti a sfidare i grandi interessi economici. Se non lo facciamo, quelli che votano per Trump continueranno a credere che il governo non fa niente per loro. Dobbiamo cambiare questo atteggiamento e l’unico modo è fare quello di cui la gente ha bisogno”, ha concluso Sanders. 

Abbiamo visto cosa succede quando il governo degli Stati Uniti lascia che la popolazione soffra la fame, affoghi nei debiti e muoia nel mezzo della peggiore crisi di una generazione. E dopo i risultati elettorali del 5 gennaio in Georgia, dove Jon Ossoff e Raphael Warnock hanno battuto i loro avversari repubblicani al senato, abbiamo visto anche cosa può succedere quando i democratici denunciano l’ipocrisia dei repubblicani e promettono un sostegno materiale diretto ai lavoratori. Come ha scritto la giornalista e ricercatrice Natalie Shure, commentando i risultati della Georgia: “I democratici dovrebbero cogliere l’opportunità e impegnarsi in coraggiose politiche progressiste”. 

Trump lascerà dietro di sé più massacri di quanti molti immaginassero solo pochi anni fa. Riparare a questi danni – usando il governo come strumento per migliorare la vita delle persone attraverso la ridistribuzione della ricchezza e del potere verso il basso – è l’unico modo per non ritrovarsi, in futuro, con un mostro come Trump. O addirittura peggiore. ◆ ff

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Questo articolo è uscito sul numero 1392 di Internazionale, a pagina 16. Compra questo numero | Abbonati