La prima volta che Michael Graczyk ha visto qualcuno morire è stato nel marzo del 1984. Quel giorno Graczyk, un giornalista dell’Associated Press (Ap), è entrato nella prigione di Huntsville , in Texas, per assistere all’esecuzione di James David Autry, 29 anni, condannato a morte per aver ucciso quattro anni prima Shirley Drouet, una commessa di un negozio di alimentari madre di cinque figli. Graczyk è rimasto a guardare mentre Autry, soprannominato Cowboy, esalava l’ultimo respiro. Era la seconda volta che andava in carcere aspettandosi di assistere all’esecuzione di Autry. Alcuni mesi prima una decisione della corte suprema aveva bloccato l’iniezione letale quando gli aghi erano già nelle braccia del condannato.

Quando è finito tutto – dopo l’iniezione letale e dopo che Autry aveva sbattuto gli occhi per l’ultima volta – Graczyk si è seduto per scrivere il suo articolo, che presto sarebbe arrivato ai lettori del Texas e di tutto il paese. Ha raccontato il modo in cui Autry ha tentato, senza successo, di far trasmettere la sua esecuzione in tv, della spessa nebbia che circondava la prigione e dell’ultimo pasto del condannato a morte: hamburger, patatine e una Dr Pepper.

Poco tempo dopo Graczyk è tornato in carcere per assistere a un’altra iniezione letale. Poi un’altra, e un’altra ancora, finché ha smesso di contarle. Il suo lavoro come giornalista dell’Ap in Texas gli ha garantito un posto in prima fila nello stato con il più alto numero di esecuzioni capitali del paese. “Molte persone sono incuriosite dal mio lavoro e mi chiedono: ‘Accidenti, com’è?’. Ma io non tiro fuori quasi mai l’argomento”, spiega Graczyk, che oggi ha 68 anni.

Il 31 luglio si è tenuto un pranzo in suo onore a Dallas, prima che andasse in pensione. Ma Graczyk non smetterà di raccontare le esecuzioni capitali. Vuole continuare a collaborare con l’Associated Press per raccontarle da freelance, visto che vive a Houston, non lontano dalla stanza delle esecuzioni di Huntsville. Ma abbandonerà la routine del passato, un processo che cominciava varie settimane prima della data prevista per le iniezioni letali. Graczyk cercava d’intervistare i compagni di cella e i parenti delle vittime, facendo ricerche sulle implicazioni legali del caso e sui possibili appelli.

Graczyk spiega che le esecuzioni non sono l’unico argomento di cui si è occupato. Il Texas è “semplicemente un luogo fantastico per le notizie”, spiega. Per il suo lavoro ha viaggiato per decine di migliaia di chilometri, in centinaia di città grandi e piccole, e si è occupato di uragani, ex presidenti, sport e affari. “Praticamente qualsiasi cosa sia successa qui”, dice. Ma ammette di aver acquisito “una certa notorietà” grazie al fatto di essere stato spesso testimone di qualcosa che la maggior parte delle persone non vedrà mai.

Canto di Natale

Alcune delle cose che ha visto gli sono rimaste impresse. Ci sono aneddoti che ha raccontato più volte durante incontri pubblici e nei suoi articoli. Quando nel 1998 ci fu l’esecuzione di Jonathan Nobles per duplice omicidio, il condannato cantò il brano natalizio Silent night (Astro nel ciel) e la sua voce si è affievolita proprio nel momento in cui intonava “round yon virgin, mother and child” (intorno alla vergine, alla madre e al bambino). “Mi torna in mente ogni Natale, quando sono in chiesa e viene intonato quel canto”, racconta Graczyk mentre guida verso Dallas. “Le persone celebrano la gioia di questo periodo dell’anno, mentre io penso a Jonathan Nobles”.

Graczyk ogni tanto ripensa anche all’esecuzione di Autry nel 1984, quando una donna diventata amica di penna del condannato piangeva per i “bei occhi marroni” dell’uomo. Autry fu la seconda persona messa a morte in Texas con un’iniezione. Due anni prima il Texas era diventato il primo stato a usarla con Charlie Brooks­ junior, condannato per aver ucciso un meccanico.

Da quando la corte suprema ha reintrodotto la pena di morte nel 1976, gli Stati Uniti hanno mandato a morte 1.481 persone. Di queste, 553 detenuti (più di un terzo del totale nazionale) sono morti in Texas. È un numero quattro volte superiore a quello della Virginia, il secondo stato per numero di condanne capitali dal 1976 (113), come confermano i dati del Death penalty information center.

Biografia

1950 Nasce a Detroit, negli Stati Uniti.◆ 1984 Assiste per la prima volta a un’esecuzione nel carcere di Huntsville, in Texas. Da quel momento segue solo le vicende dei condannati a morte.

1998 Assiste alla morte di Karla Faye Tucker, la prima donna a essere messa a morte in Texas dal 1863.◆ 2018 Decide di andare in pensione e di continuare a seguire le esecuzioni da freelance.


Negli ultimi anni le esecuzioni sono diminuite, in Texas come nel resto del paese, ma il “lone star state” (lo stato della stella solitaria) rimane una delle roccaforti nazionali della pena capitale. Nel 2018 ha eseguito otto condanne a morte, il numero più alto in tutto il paese.

Anche se non esiste un conteggio ufficiale, è difficile pensare che ci sia una persona che ha visto più esecuzioni di Graczyk. Robert Dunham, il direttore del Death penalty information center, dice di non conoscere nessuno che possa aver assistito a così tante esecuzioni, nemmeno tra i direttori di penitenziari, i cappellani o alcuni portavoce. “Non c’è nessuno, a quanto sappiamo, che ne abbia viste anche solo la metà di quante ne ha viste Mike”, scrive in un’email Jeremy Desel, portavoce del dipartimento di giustizia penale del Texas e responsabile per il braccio della morte. Graczyk è sicuro di averne viste più di chiunque altro, anche se ignora il numero esatto.

“Tante persone che stavano qui in Texas­ all’epoca sono andate in pensione o hanno cambiato lavoro”, spiega Graczyk. “Vivo in Texas da molto tempo. E sicuramente queste cose succedono più spesso qui che in qualunque altro stato”. Le esecuzioni negli Stati Uniti sono meno frequenti oggi: da un massimo di 98 nel 1999 sono scese a 23 nel 2017. Sempre meno stati ricorrono alla pena di morte, e molti di quelli che lo fanno negli ultimi anni hanno faticato a ottenere le sostanze necessarie, perché le scorte non bastano.

Nel 1999 venti stati hanno giustiziato almeno un detenuto. Lo scorso anno sono stati solo otto. Se ne parla meno anche sui mezzi d’informazione, molti dei quali hanno dovuto ridurre in maniera sensibile le loro redazioni.

Pochi testimoni

Quando gli Stati Uniti hanno ricominciato a eseguire le condanne a morte dopo la decisione della corte suprema nel 1976, c’era un sacco di attenzione da parte della stampa, ma con il tempo è diminuita, spiega Graczyk. “All’inizio i giornali la consideravano una questione estremamente importante, ma ora se ne occupano molto meno. Credo che oggi abbia soprattutto un interesse locale: se la persona messa a morte ha commesso un crimine nella tua comunità, allora ci sono più possibilità che la cosa t’interessi”, aggiunge.

Alcune esecuzioni attirano ancora l’attenzione, spesso per il modo in cui avvengono. Quando nel 2017 l’Arkansas ne ha organizzato una serie in pochi giorni, o quando nel 2014 l’Oklahoma non è riuscita a portarne a termine una, si è tornato a parlarne. Ma per lo più queste vicende passano inosservate, dato che sono eventi isolati che avvengono in prigione, con pochi testimoni.

Questo rende il lavoro di Graczyk ancora più particolare perché, per molte persone, la sua testimonianza potrebbe essere l’unica disponibile. “È importante che lì ci sia qualcuno che non è coinvolto nel caso, né per quanto riguarda l’esito né per il crimine commesso”, dice. “Se lo stato decide di prendersi una vita umana… allora la cosa va fatta in modo decoroso”.

Quando sarà pensionato, Graczyk spera di poter dormire un po’ di più e magari di scrivere un libro: per esempio un romanzo ispirato alle persone che ha incontrato. Non smetterà di scrivere, perché, dice: “È difficile credere che le persone ci paghino per farlo. Assistere a eventi e poi parlarne con altre persone, o telefonare e fare delle domande senza che ti rispondano di andare all’inferno è divertente”.

In Texas prima della fine dell’anno sono previste sette esecuzioni. La prossima sarà quando le autorità prevedono di fare un’iniezione letale a Ruben Gutierrez, condannato per aver ucciso una donna di 85 anni. Graczyk ci sarà. “È una cosa che so fare”, dice. ◆ ff

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Questo articolo è uscito sul numero 1273 di Internazionale, a pagina 78. Compra questo numero | Abbonati