In Brasile negli ultimi vent’anni il dibattito politico ha riguardato soprattutto l’inclusione sociale, ma l’inchiesta di corruzione lava jato (autolavaggio) ha cambiato tutto. Non si discute più su chi promuoverà l’inclusione, ma su chi potrà combattere la corruzione e “la casta” .
Il Partito dei lavoratori (Pt, sinistra) e il Partito della socialdemocrazia brasiliana (Psdb, centrodestra) sono stati i grandi sconfitti di questa rivoluzione del gioco politico. All’inizio il Pt ha resistito allo spostamento dell’asse del conflitto, sminuendo l’importanza del caso lava jato. Non si è accorto della centralità che stava assumendo il tema della corruzione.
Il Psdb invece ha scommesso sul nuovo tema, ma ha dovuto fare i conti con il coinvolgimento del partito nello scandalo di corruzione lava jato. Questo ha permesso a un politico come Jair Bolsonaro di affermarsi come beneficiario indiscusso del cambiamento.
Un nuovo argomento
Approfittando della crisi di sicurezza in tutto il paese, Bolsonaro ha conquistato i settori più conservatori della società. Durante la campagna elettorale il Pt non ha mai parlato dell’ex presidente Dilma Rousseff, destituita nel 2016, e questo ha contribuito a occultare anche il suo successore Michel Temer. Così le elezioni presidenziali di quest’anno si sono trasformate in un plebiscito tra il cambiamento (Bolsonaro) e lo _ status quo_ (il Pt).
Il Partito dei lavoratori ha reagito introducendo un nuovo argomento nel dibattito politico: la separazione tra democrazia e autoritarismo. Così oggi il “democratico corrotto” si oppone “all’onesto autoritario”.
La “minaccia fascista” rende competitiva la candidatura di Fernando Haddad (Pt). Mentre Bolsonaro si giocherà tutto puntando sull’onestà e sul rifiuto della “casta”. ◆as
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Questo articolo è uscito sul numero 1277 di Internazionale, a pagina 22. Compra questo numero | Abbonati