Prima la presidente della Commissione europea, la tedesca Ursula von der Leyen, ha minacciato provvedimenti contro la corte costituzionale del suo paese per aver messo in discussione una norma approvata dalla corte di giustizia europea. Poi è arrivata la reazione forte della presidente della Bce. Quindi Von der Leyen ha chiesto alla Commissione di adoperarsi per creare un fondo europeo per la ripresa. Infine, il 18 maggio, la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Emmanuel Macron hanno dichiarato che la Commissione europea dovrebbe prendere in prestito 500 miliardi di euro per aiutare i settori e i paesi più colpiti dalla pandemia.

Non è ancora il momento di festeggiare la resurrezione del progetto europeo dalle macerie della crisi. Ci sono da chiarire molti dettagli e bisognerà superare forti resistenze. Ma dopo lo scetticismo suscitato dai primi incontri tra i capi di stato e di governo e dalle prime riunioni dell’eurogruppo, i cittadini europei possono almeno tirare un sospiro di sollievo. Con 500 miliardi di euro di titoli garantiti dalla Commissione sarebbe possibile aiutare gli stati più fragili attraverso sovvenzioni anziché prestiti che peserebbero sul loro debito pubblico. È il primo passo per fare in modo che il Portogallo, la Spagna o l’Italia dispongano delle risorse di cui hanno bisogno. Se il quadro finanziario pluriennale che risulta dai contributi degli stati al bilancio europeo superasse i mille miliardi di euro, com’è stato proposto, si arriverebbe alla cifra che molti esperti ritengono necessaria per rispondere alla crisi.

È il caso di ripetere che non c’è ancora nulla di sicuro. Bisognerà vincere i nazionalismi dei paesi dell’est e gli egoismi di quelli del nord. Ma per i paesi che devono affrontare la devastazione economica e temono di non avere le energie per superarla, le notizie che arrivano dall’Europa sono un segnale di speranza tenue ma concreto. ◆ as

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Questo articolo è uscito sul numero 1359 di Internazionale, a pagina 15. Compra questo numero | Abbonati