Alle 23 del 31 dicembre, orario britannico, è finito il periodo di transizione: le campane del Big Ben di Londra hanno suonato per celebrare l’avvento della Brexit. Ma per le strade del Regno Unito non ci sono stati festeggiamenti né confusione.

A causa delle restrizioni imposte per arginare la pandemia di covid-19, la regione del Kent e la città di Dover – da cui passa il grosso del traffico commerciale verso l’Europa – sono rimaste deserte, quasi senza traccia del divorzio dall’Unione dopo 47 anni di convivenza.

Eppure i vertici dell’industria britannica mettono in guardia dal “caos invisibile” che potrebbe verificarsi nelle prossime settimane. Dal primo giorno della separazione, infatti, le aziende britanniche che esportano verso l’Unione europea devono rispettare nuove regole commerciali e adeguarsi a nuovi sistemi informatici.

Anche se il Regno Unito ha deciso di introdurre gradualmente i controlli nel corso dei prossimi sei mesi, in Irlanda del Nord le nuove misure sono entrate subito in vigore. Nonostante il governo abbia preparato un piano di sostegno da duecento milioni di sterline e previsto un periodo di tolleranza per i supermercati, molti temono il caos.

Ma quali sono i principali cambiamenti introdotti dalla Brexit?

Immigrazione

A partire dal 1 gennaio per lavorare nel Regno Unito bisognerà affidarsi a un nuovo sistema “a punti”, che richiede – tra le altre cose – un salario minimo di 25.600 sterline all’anno per i lavoratori qualificati e di 20.480 sterline per chi lavora in settori che necessitano di manodopera o è in possesso di un dottorato legato all’impiego che vuole svolgere. I cittadini britannici che andranno in Europa per le vacanze per un massimo di 90 giorni in un arco di tempo di sei mesi non avranno bisogno del visto. Tuttavia hanno perso il diritto a vivere e a lavorare nei paesi dell’Unione.

Da sapere
L’intesa e i servizi

◆ Il 24 dicembre 2020, dopo dieci mesi di negoziati e a quattro anni e mezzo dal referendum sull’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, Londra e Bruxelles hanno trovato un accordo sugli scambi commerciali e la cooperazione. L’intesa è entrata in vigore il 1 gennaio 2021, al termine del periodo di transizione previsto dalla Brexit.

◆ Un aspetto dei futuri rapporti commerciali su cui finora non ci si era troppo concentrati è quello del cosiddetto commercio invisibile: i servizi, una delle voci più rilevanti dell’economia britannica. Secondo i dati ufficiali, nel 2019 il Regno Unito ha esportato verso l’Unione europea beni per 170 miliardi di sterline e servizi per 126 miliardi. In gran parte si trattava di servizi finanziari. Nel Regno Unito l’accordo del 24 dicembre è stato criticato perché non offre sufficiente tutela a queste esportazioni, che saranno frenate da nuove barriere non tariffarie. Secondo alcuni studi realizzati nel 2018, come conseguenza delle nuove regole commerciali il pil britannico potrebbe calare del 4 per cento. Anche se è difficile dare cifre precise, buona parte di questa contrazione dipenderà dalle minori esportazioni di servizi. The Independent


Passaporto e controlli

Negli aeroporti britannici sparirà la corsia “arrivi dall’Unione europea”, sostituita dalla corsia rossa, per chi ha beni da dichiarare, e dalla verde, “niente da dichiarare”. Saranno introdotti limiti sulla quantità di alcol e sigarette che sarà possibile introdurre nel paese dall’Unione europea.

I cittadini dei paesi europei saranno ancora sottoposti ai controlli di sicurezza e dei documenti d’identità, e potrebbero avere l’obbligo di comunicare il motivo del viaggio. La polizia di frontiera potrà verificare se una persona ha diritto alla residenza nel paese, ma solo se “esiste un motivo specifico per farlo”, come precisa il ministero. Gli europei potranno continuare a usare i varchi per i passaporti elettronici, quindi negli aeroporti non ci sarà un canale separato per i britannici. Inoltre, chi arriva per lavoro potrebbe aver bisogno di un apposito visto.

Cittadini dell’Unione europea

I cittadini britannici che vivono in Europa avranno il diritto di restare nel loro luogo di residenza, anche se con limitazioni agli spostamenti verso altri paesi europei.

Da sapere
Il peso della finanza
Valore delle esportazioni dei servizi dal Regno Unito verso l’Unione europea nel 2019, miliardi di sterline (fonte: the independent)

I cittadini europei che si sono stabiliti nel Regno Unito prima del 31 dicembre avranno diritto a restare nel paese, ma entro sei mesi dovranno ottenere lo status di residenti permanenti o temporanei (i cosiddetti settled e pre-settled status) dal ministero dell’interno. “Il governo dice che ‘c’è tempo fino al 30 giugno’, ma il messaggio dovrebbe essere un altro: ‘Dovete farlo o perderete tutti i vostri diritti’. Compresi il diritto a vivere e lavorare nel paese, quello all’assistenza sanitaria e quello al ricongiungimento familiare”, afferma Maike Bohn, cofondatrice dell’organizzazione the3million, che offre assistenza agli europei nel Regno Unito. “Temiamo che i cittadini dell’Unione possano perdere il diritto alla residenza a causa di assenze dal paese spesso legate al covid-19. Siamo preoccupati anche per le persone ignare del fatto che potrebbero perdere tutti i loro diritti dal 1 luglio 2021, e per quelle che dovranno affrontare ostacoli e discriminazioni perché non hanno prove concrete a garanzia della loro situazione”.

Locatori e datori di lavoro

I locatori e i datori di lavoro rischiano sanzioni se affitteranno immobili o daranno impieghi a persone che non hanno diritto a risiedere nel Regno Unito. Tuttavia la scadenza del 1 gennaio non ha conseguenze immediate per chi fa lavorare cittadini dell’Unione che già si trovano nel Regno Unito. “Per i locatori non ci saranno cambiamenti immediati”, spiega Meera Chindooroy, della National residential landlords association. “Fino al 30 giugno i controlli sugli affitti proseguiranno come di consueto per i cittadini dell’Unione europea. I locatori, per esempio, non dovranno effettuare controlli retroattivi”. Tuttavia, secondo Chindooroy, è essenziale che il governo pubblichi istruzioni chiare in materia.

La frontiera

Molti si chiedono perché gli autotrasportatori bloccati sulle strade del Kent in uscita dal paese non abbiano avuto accesso a viveri e bagni nonostante per prepararsi ad affrontare la questione ci sia stato tutto il tempo necessario. Detto questo, i vertici di Eurotunnel e dei porti di Dover e Calais non prevedono altre scene da incubo come quelle che si sono viste in Inghilterra nel fine settimana prima di Natale. E aggiungono che il traffico di merci, solitamente poco intenso nella prima settimana di gennaio, sarà ancora più contenuto all’inizio del 2021: molte aziende, infatti, hanno fatto scorte per evitare la frontiera in questa fase. “Nelle prossime settimane ci sarà però una sorta di caos invisibile, perché molti dimenticheranno di compilare i documenti necessari prima di arrivare a Dover”, dice Rod McKenzie, direttore della Road haulage association (l’associazione degli autotrasportatori). “Non ci saranno carenze di provviste, ma le consegne potrebbero ritardare per errori nella compilazione dei formulari. I commercianti e i trasportatori sono poco informati e non sanno come agire”.

Dogana

Tutte le aziende sono tenute a fornire una dichiarazione doganale sui prodotti inviati verso i paesi dell’Unione europea, compresa la Repubblica d’Irlanda, e verso l’Irlanda del Nord, che continuerà a seguire le regole doganali europee. Le aziende dovranno garantire che le eventuali imposte siano state pagate prima del transito o all’arrivo delle merci. Gli autotrasportatori diretti verso il Kent dovranno dimostrare al dipartimento per le imposte di avere la documentazione in ordine, richiedendo online il Kent access permit (Kap), già ribattezzato “passaporto dei camionisti”. Chi trasporta generi alimentari congelati o animali dovrà presentare certificati sanitari per provare ai doganieri francesi l’assenza di malattie e parassiti.

Le aziende dovranno rispettare un sistema di registrazione e identificazione, per le importazioni come per le esportazioni. Per l’Irlanda del Nord saranno introdotti codici specifici con il prefisso XI.

I trasportatori privi della corretta documentazione non potranno ottenere il Kap. E le loro merci “resteranno bloccate nei depositi e nei centri distribuzione di tutto il paese. È questo il ‘caos invisibile’ di cui parlavo”, conclude McKenzie. ◆ as

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Questo articolo è uscito sul numero 1391 di Internazionale, a pagina 14. Compra questo numero | Abbonati