La visita del presidente cinese Xi Jinping in Italia si è conclusa con la firma del memorandum d’intesa che aveva sollevato un polverone. Il documento, con cui l’Italia aderisce alla nuova via della seta (il piano infrastrutturale di Pechino per collegare la Cina all’Europa occidentale), non è un trattato vincolante per Roma. Né rischia di far cadere l’Italia nella cosiddetta trappola del debito, uno dei pericoli maggiori per i paesi economicamente più vulnerabili che decidono di aderire all’ambiziosa iniziativa cinese. Ma questo era già abbastanza chiaro prima dell’arrivo di Xi.
Il peso della firma del memorandum, voluta fortemente dal Movimento 5 stelle con il sostegno del presidente del consiglio e del presidente della repubblica, è infatti tutto politico. I rapporti più che amichevoli tra Roma e Pechino risalgono all’epoca del governo di centrosinistra guidato da Romano Prodi. Ma la fretta di compiacere la Cina ha portato l’Italia a essere il primo paese del G7 ad aderire alla nuova via della seta, proprio mentre l’Unione europea cerca di dare un segnale di coesione nei rapporti con Pechino. È un grande successo per la Cina, la cui portata è emersa chiaramente alla vigilia della firma, quando Sergio Mattarella ha ricevuto il presidente cinese al Quirinale con tutti gli onori. Poco prima della conferenza stampa l’addetto stampa dell’ambasciata cinese a Roma, Yang Han, ha avvicinato la giornalista del Foglio Giulia Pompili, che aveva dedicato diversi articoli al memorandum, intimandole di “smettere di parlare male della Cina”. “So benissimo chi sei”, ha aggiunto quando lei gli ha teso la mano per presentarsi. Quando poi Pompili ha preso il cellulare, si legge nel resoconto pubblicato dal quotidiano, Yang le ha intimato di metterlo via.
L’atteggiamento di Pechino verso i giornalisti e la libertà di stampa è noto, così come i suoi metodi per mettere a tacere le critiche o influenzare l’informazione, dentro e fuori i confini cinesi. Ma in quale altro paese europeo Yang Han si sarebbe permesso un simile gesto intimidatorio in una sala affollata di giornalisti nella sede della presidenza della repubblica? In quale altro paese si sarebbe sentito libero di fare come a casa sua? ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 1300 di Internazionale, a pagina 15. Compra questo numero | Abbonati