Kara, ragazza di quindici anni del South Carolina, sta passando il pomeriggio nel giardino di un amico. Quando rimane un attimo da sola, viene chiamata da un vicino che le chiede un’informazione. Non appena si avvicina l’uomo le punta una pistola contro e la costringe a infilarsi in un contenitore di plastica che si trova nel bagagliaio della sua macchina. Cominciano 18 ore di sequestro fatto di umiliazioni verbali e violenze fisiche. Durante il rapimento, però, Kara rimane lucida e raccoglie più informazioni possibili: conta i secondi del viaggio in macchina per calcolare le distanze, osserva ogni angolo della casa in cui è detenuta e cerca di fare dei calcoli per capire quali potrebbero essere le conseguenze di ogni sua azione. A un certo punto, quando il rapitore si addormenta, riesce a scappare e chiamare la polizia. Si scopre che il rapitore è il serial killer Richard Evonitz, accusato di tre omicidi di ragazze ma sospettato di averne compiuti molti altri. Sempre nel 2002 nello stato dello Utah Elizabeth Smart, 14 anni, era stata rapita da una coppia di fidanzati e tenuta segregata per nove mesi. Oggi Elizabeth Smart è un’attivista per le persone sopravvissute a rapimenti e abusi, ed è anche la conduttrice di questo podcast che raccoglie le storie delle protagoniste di casi di cronaca che di solito, dopo l’arresto o l’uccisione dei colpevoli, vengono dimenticate.
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Questo articolo è uscito sul numero 1682 di Internazionale, a pagina 82. Compra questo numero | Abbonati