L’avvertimento era stato chiaro e il tribunale di Bonn aveva prontamente reagito. I giudici, si diceva nel dicembre del 2017, avrebbero dovuto affrontare una lunga serie di processi molto complessi. Così ne furono aggiunti tre, che si misero al lavoro sul più grande scandalo finanziario della storia tedesca. Ora sono pronti, ma non gli resta che aspettare: la procura sta ancora preparando il primo dei processi.

I giudici di Bonn saranno impegnati per diversi anni nello scandalo Cum-ex: banchieri, azionisti e fondi d’investimento sono accusati di aver condotto per anni complesse transazioni con il solo scopo di ottenere dallo stato tedesco rimborsi fiscali non dovuti. Solo nel 2012 il governo ha coperto il vuoto legislativo che permetteva queste operazioni. Quindi è cominciato il lavoro dei tribunali. E dal momento che l’agenzia delle entrate tedesca si trova a Bonn e che la maggior parte delle inchieste è condotta dalla procura di Colonia, sarà soprattutto nel land Nord Reno-Vestfalia che si deciderà se lo stato tedesco potrà recuperare i soldi perduti (secondo alcune stime, almeno 31,8 miliardi di euro) e punire i responsabili. Ma difficilmente ci riuscirà: le indagini sulla truffa sono bloccate e gli inquirenti lottano contro il tempo, perché in molti casi potrebbe scattare la prescrizione. I magistrati impegnati nelle inchieste sono troppo pochi rispetto alla mole e alla complessità del lavoro.

Monaco di Baviera, Germania (Tobias Hase, Picture Alliance/Dpa/Ap/Ansa)

Anche i maggiori esperti di diritto economico impiegano settimane a decifrare i documenti principali. La procura di Colonia ha avviato tre inchieste per un totale di duecento imputati. “Abbiamo bisogno di almeno altre cinquanta persone, soprattutto nei controlli tributari”, dichiarano fonti interne. Altrimenti non sarà possibile continuare a indagare tutti i casi sospetti e si correrebbe il rischio della prescrizione. Molti dei sospettati sono persone che non hanno alcun problema a ingaggiare costosi avvocati che si destreggiano bene nella materia. Tra gli inquirenti, invece, oltre alla carenza di personale c’è anche il problema della competenza: i responsabili delle indagini devono padroneggiare l’inglese finanziario e avere le competenze informatiche necessarie per comprendere le transazioni con l’aiuto di software specifici. Secondo Sebastian Fiedler, presidente del sindacato della polizia criminale tedesca, “mancano dalle trenta alle quaranta persone”.

Un caso politico

A questo punto lo scandalo ha assunto un carattere politico. Ai cittadini tedeschi non deve arrivare il messaggio che lo stato esamina nel dettaglio se un acquisto può essere dichiarato come spesa scaricabile, ma “non è in grado di stare dietro a una truffa miliardaria”. Il ministero della giustizia, però, scrive che le risorse impiegate dalle procure per i casi Cum-ex sono “sufficienti” e che non risulta alcun rischio di prescrizione, visto che in casi particolarmente difficili la prescrizione potrebbe essere perfino sospesa ed estesa a vent’anni. Gli errori, semmai, sono stati fatti in passato: “Le autorità tributarie e la politica dovrebbero chiedersi piuttosto se non siano state troppo ingenue nei confronti del settore bancario”. Il ministero dell’interno fa sapere che il personale della polizia criminale è sufficiente “sia per quantità sia per qualità”. Il ministero delle finanze, infine, sottolinea che l’impiego di collaboratori “altamente specializzati” è sempre stato adeguato alle singole fasi investigative e che il lavoro degli ispettori tributari è stato eccellente.

E i soldi dei contribuenti? La Baviera dimostra che si potrebbe fare meglio, si dice nel Nord Reno-Vestfalia. Due anni fa il ministero delle finanze bavarese aveva notificato alle banche coinvolte nello scandalo un accertamento. Alla fine del 2018 i danni causati alla Baviera dalle transazioni cum-ex ammontavano a 659 milioni di euro: di questi ne erano stati restituiti 134 milioni. All’inizio di febbraio è stato reso noto che il fisco bavarese intende riscuotere 312 milioni di euro dalla Caceis, un’affiliata del colosso bancario francese Crédit Agricole. “In merito alle transazioni cum-ex accertate, il fisco bavarese ha preso una serie di provvedimenti necessari per reclamare gli importi acquisiti illecitamente dalle imposte sulle plusvalenze”, ha dichiarato di recente il ministro delle finanze bavarese Albert Füracker. ◆ ct

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Questo articolo è uscito sul numero 1300 di Internazionale, a pagina 108. Compra questo numero | Abbonati