A Qaanaaq, piccola città nell’estremo nord della Groenlandia , Roberto Morgese , insegnante e scrittore, ambienta il suo L’aurora di Rune, un romanzo di formazione potente, commovente e dal sapore antico. In un panorama editoriale che guarda sempre più ai paesaggi artici come metafora di solitudine e rinascita, Morgese firma un _coming of age _capace di toccare corde profonde con rara sensibilità. Il protagonista è Rune, un ragazzo dal nome evocativo che si trova a sostenere il peso enorme di una famiglia spezzata. Con il padre inghiottito dai ghiacci e una madre prigioniera dell’alcolismo, i ruoli si ribaltano completamente: è il figlio a doversi prendere cura del genitore, guidandolo con gesti e parole che accompagnano la sua fragilità. Attraverso una narrazione che intreccia la durezza della realtà alla magia del mito, incarnato da un misterioso orso bianco e dalla figura di Rasmus, il pazzo del villaggio, il viaggio di Rune diventa un cammino di prova e di riscatto. La lettura risulta, nonostante le fatiche che deve attraversare Rune, molto fluida. Un’immersione totale nell’anima della Groenlandia. Un romanzo toccante e necessario sui temi del dolore, della resilienza e dell’inestimabile legame con la natura selvaggia, dove anche il buio può diventare alba.
Igiaba Scego
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 1682 di Internazionale, a pagina 79. Compra questo numero | Abbonati