L’arresto di Augusto Pinochet a Londra nel 1998 per crimini contro l’umanità e, in seguito, la lunga battaglia legale relativa alla possibilità di punirlo e alla sua estradizione in Spagna (poi annullata per motivi di salute) per rispondere alle accuse del giudice Baltasar Garzón furono il primo caso d’incriminazione di un capo di stato in nome della giurisdizione universale, quella secondo cui alcuni crimini (genocidi, crimini di guerra, contro l’umanità) sono talmente gravi che qualsiasi paese può procedere contro i loro responsabili. Il dibattito legale e politico che si scatenò all’epoca sulla sorte del dittatore è ricostruito in modo avvincente da Philippe Sands, avvocato e professore di diritto internazionale, che vi partecipò. Nel libro Sands racconta anche la vicenda del criminale nazista Walther Rauff, scappato dalla Germania e divenuto collaboratore di Pinochet nell’allestimento di un sistema efficace e discreto per la repressione e l’eliminazione degli oppositori. In questo modo due fili intrecciati vengono districati: quello che unisce gli stermini di massa della seconda guerra mondiale a quelli del periodo successivo, e quello degli strumenti legali e giuridici nati per punirli all’epoca di Norimberga e della convenzione sul genocidio e che ancora oggi, nonostante la lunga lista dei loro nemici, costituiscono una risorsa fondamentale per l’esercizio della giustizia. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1690 di Internazionale, a pagina 84. Compra questo numero | Abbonati