Per innamorarti, sostiene la tv svedese, devi tacere. Ogni parola potrebbe mortificare la magia. In Silent attraction _(Svt) 16 single si gettano nell’ennesimo esperimento di _dating, con un vincolo preciso: niente battute per rompere il ghiaccio, niente autobiografie né opinioni. Ci si può solo guardare, ballare, sfiorarsi, intuire. Quando la chimica ha svolto la sua funzione nella scelta del partner, il programma restituisce la parola. Con la conversazione ritrovata le coppie scoprono le idee e le opinioni politiche dell’altro: la posizione sul femminismo, sull’immigrazione, sulla famiglia, sull’uguaglianza che il giochino sotteso e la sapienza autorale rivelano essere opposta a quella della corteggiante. Il reality approfitta di una tendenza che in Svezia è da tempo oggetto di studio: la distanza ideologica tra i generi. Gli uomini slittano sempre più a destra rispetto alle donne, e la parola conduce al dibattito, che a sua volta precipita nel conflitto, sterminando ogni molecola di dopamina. Per funzionare, Silent attraction impedisce ai suoi concorrenti di decidere in anticipo se una divergenza politica sia un dettaglio discutibile o invalicabile. Li fa innamorare senza che dispongano delle informazioni necessarie. L’avvento del verbo, come in un passo biblico, fornisce al corpo l’arma con cui descriverà il mondo. E una frase sul diritto all’aborto o sull’identità nazionale potrà far saltare il bacio e il prosieguo della specie. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1687 di Internazionale, a pagina 78. Compra questo numero | Abbonati