La sera del 20 settembre, dopo aver raggiunto il suo obiettivo principale, Elif Eralp non smetteva più di ringraziare. Ringraziava la sua famiglia, i suoi genitori e i 19mila iscritti al partito della Linke di Berlino. Ringraziava i numerosi volontari che l’hanno aiutata nella campagna elettorale e le iniziative che hanno contribuito al suo successo. Ha ringraziato anche Martina e Melek, due donne che aveva citato in continuazione nei suoi comizi, raccontando i loro problemi a pagare l’affitto e le bollette. Oggi ci sono anche loro, dice dal palco Eralp. E per loro continuerà “a combattere nei prossimi anni”. Le ultime parole, però, si sentivano a malapena, sommerse dall’esultanza del pubblico.

Nel quartier generale della Linke si sperava di vincere questa tornata elettorale a Berlino, e si sapeva dai sondaggi che le probabilità di successo erano buone. Ma nessuno si aspettava di arrivare al 25 per cento dei voti, un vantaggio netto sull’Unione cristianodemocratica (Cdu). “Abbiamo scritto la storia”, grida Eralp dal palco. Oggi tutti sembrano crederci. Perché storie diverse sembrano condensarsi in qualcosa di nuovo, anche se non è ancora chiara la direzione.

C’è la storia di un partito morto, la Linke, che solo due anni fa era ai suoi minimi storici e che ora potrebbe governare la capitale della terza economia mondiale. C’è poi la storia di questa città, che per un gran numero dei suoi abitanti sembra non funzionare più. Abitanti che, per tutti questi motivi, ripongono le loro speranze in questo partito.

E poi c’è la storia della candidata sindaca: Elif Eralp, 45 anni, giurista di spicco, figlia di rifugiati politici arrivati dalla Turchia, che lo scorso autunno si era presentata così: “Normalmente le persone come me in questo paese non diventano sindaco”. Il fatto che alla fine lei possa farcela è la grande notizia di queste elezioni.

Si è parlato molto del rinnovamento della Linke, dei suoi numerosi giovani iscritti, molti dei quali donne. Il 20 settembre questo nuovo partito si è riunito per celebrare la sua nuova eroina: Elif, la speranza della sinistra. Nel suo discorso dal palco ha parlato di una “visione”: cambierà il Rotes Rathaus, la sede del comune di Berlino, “insieme a tutti gli abitanti”, la renderà più accessibile: “Crediamo nelle persone, le persone credono in noi”.

Dalla capitale
Voti ottenuti alle elezioni amministrative del 20 settembre 2026 a Berlino, % (Süddeutsche Zeitung)

Nelle ultime settimane prima del voto anche nella Cdu si ammetteva con invidia che Elif Eralp è riuscita a spiegare alle persone come vuole trasformare la città. A differenza di Stefan Evers, il candidato della Cdu, Eralp ha proposto un’idea di Berlino e a quanto pare le persone le hanno dato credito. Eppure, a ridosso del voto, le critiche erano diventate sempre più dure, da parte degli avversari politici, ma non solo.

L’altro voto
Una sconfitta di misura

“Quando sugli schermi sono apparsi i primi risultati, è calato il silenzio. Poi c’è stato un lungo applauso”, racconta la Taz. “Solo pochi giorni prima del voto i socialdemocratici (Spd) speravano che la ministra-presidente uscente del Meclemburgo-Pomerania Anteriore, Manuela Schwesig, arrivasse in testa. Il primo posto invece è andato ad Alternative für Deutschland (Afd, di estrema destra), ma il risultato del 35,5 per cento ottenuto dall’Spd è ‘un segnale forte degli elettori’, ha affermato Schwesig. Una cosa è certa: l’Spd deve il risultato interamente a Schwesig e alla sua impeccabile gestione della campagna elettorale. Dopo le elezioni in Sassonia-Anhalt, vinte dell’Afd, è diventata ‘la donna contro la destra’, colei che può impedire che si creino altre situazioni simili. La paura dell’estrema destra le ha procurato un enorme consenso”. Ora, nota la Süddeutsche Zeitung, parte la sfida a livello nazionale: “Accusata di aver condotto una campagna elettorale contro il governo federale, Schwesig si è rivolta direttamente a Friedrich Merz: ‘Un cancelliere che nel mio stato ha un indice di gradimento di appena il 5 per cento dovrebbe esaminare criticamente cosa potrebbe aver sbagliato finora’”. ◆


I nodi al pettine

Di base i temi sono due: l’espropriazione dei grandi immobiliaristi e l’accusa di antisemitismo. Un partito che vuole boicottare l’economia di mercato, si diceva nella Cdu, non dovrebbe governare la capitale. E poi: nella Linke ci sono degli antisemiti?

A quanto pare queste accuse non hanno impedito a un quarto dei berlinesi di votare per la Linke. Forse a Berlino, in questa giornata elettorale, si è capito anche quanto l’establishment tedesco abbia perso il polso del paese.

La questione è come si tradurrà tutto questo nella formazione del governo a Berlino. La Linke è la vincitrice indiscussa delle elezioni e intende coalizzarsi con i Verdi e il Partito socialdemocratico (Spd). Allo stato attuale, questi partiti potrebbero però governare anche con la Cdu. Il presidente del consiglio centrale degli ebrei in Germania, Josef Schuster, ha messo in guardia Verdi e Spd dal collaborare con la Linke e si è detto “profondamente turbato” dal successo del partito. E poi durante la campagna elettorale ci sono stati alcuni episodi controversi, per esempio quando, nel corso di un evento della Linke, un rapper ha inneggiato all’intifada. All’interno del partito c’è chi mette in discussione il diritto all’esistenza di Israele e alcuni non riescono a capire perché questo susciti timori nella comunità ebraica. Alcuni di loro in futuro siederanno nel parlamento di Berlino. Alla festa di una sezione del partito, la sera delle elezioni, è comparso anche Issa Rammo, capofamiglia di un noto clan della città coinvolto in attività criminali. La portavoce della sezione ha spiegato che si trattava di un evento pubblico aperto anche a “persone non invitate”. Rammo non figurava nella lista e con lui non ci sarebbero “né legami politici né personali”, ha precisato la portavoce.

Dall’est
Voti ottenuti alle elezioni del 20 settembre 2026 in Meclemburgo-Pomerania Anteriore, % (Süddeutsche Zeitung)

La domanda è come se la caverà Elif Eralp con episodi del genere. Sulla questione della sicurezza della popolazione ebraica, la sua posizione personale è molto chiara. Per esempio nel suo quartiere, a Kreuzberg, aveva organizzato una commemorazione in seguito all’attentato antisemita di Halle del 2019. Anche i vertici della Linke hanno assunto una posizione netta: le decisioni del partito sono “contrarie a ogni forma di antisemitismo” e a favore del diritto all’esistenza di Israele. I vertici, però, non riescono a trovare le parole giuste per rivolgersi a quei militanti che criticano Israele sconfinando da tempo in fantasie di rimozione della comunità ebraica. Uno dei primi compiti della dirigenza della Linke dopo il voto sarà correggere questa immagine che si è creata nell’opinione pubblica.

In ogni caso, il risultato elettorale conferisce a Elif Eralp l’autorità politica per mettere a tacere chi non vuole adeguarsi alla linea del partito. Se Eralp vorrà essere la sindaca “di tutti”, come ha ripetuto anche dal palco, uno dei suoi compiti più importanti sarà quello di prendere il controllo delle dinamiche interne al partito. Se vuole davvero governare, non c’è altra strada.

Ci sono tanti motivi per cui la storia di Eralp potrebbe non avere un lieto fine. Molte delle speranze di cui ama parlare potrebbero dissolversi come bolle di sapone. Ma data la poca speranza che circola di questi tempi, ci si può prendere il lusso di non provarci nemmeno? ◆ nv

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Questo articolo è uscito sul numero 1684 di Internazionale, a pagina 22. Compra questo numero | Abbonati