Al netto di ogni snobismo, non è scontata l’unione tra uno sceneggiatore politicamente impegnato come Renato Queirolo (in particolare per i superlativi graphic novel medievali con Anna Brandoli, La strega e Rebecca, Oblomov) con Angelo Stano, colui che ancora oggi è considerato il disegnatore principe di Dylan Dog. Stano, rielaborando in maniera personale influenze disparate come quella della pittura di Egon Schiele, da sempre ha saputo conferire una dimensione surreale alle avventure (in bianco e nero) dell’indagatore dell’incubo creato da Tiziano Sclavi, una serie esistenziale e oppressa dall’inquietudine per la morte, un modo non banale per affrontarla con gli adolescenti. Stano lavora qui su colori dalle sfumature simili a un bosco argentato autunnale in uno splendido racconto d’anticipazione dove le multinazionali dominano, machiavelliche, subdole, ma anche stupide e cieche. Questo librone inedito è una splendida rivisitazione ironica ma seria, ispirata e gioiosamente glaciale: il postmoderno con la profondità del moderno. I riferimenti a Blade Runner, al cinema e alla letteratura di fantascienza ne fanno una rilettura affettuosa e dolce che nulla toglie alla denuncia e all’allarme. Sceneggiato da un Queirolo in stato di grazia, ha una galleria di personaggi imperdibili e di possibili auto del futuro, in cui Stano eccelle. Un piccolo capolavoro.
Francesco Boille
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Questo articolo è uscito sul numero 1683 di Internazionale, a pagina 82. Compra questo numero | Abbonati