In questi tempi di guerra gravi e insensati, leggere o rileggere l’opera quasi sterminata di un genio del novecento, non solo del fumetto, è più che mai illuminante. Morto nel 2012, Toppi fu autore sobrio, semplice, umile in maniera quasi imbarazzante. Ma le sue narrazioni, sempre delle parabole morali, sono molto profonde. Il suo sguardo sulla storia umana è quello del grande novellista pur essendo tuttavia maestro del segno grafico e dell’architettura della tavola (ogni tavola, in ogni racconto, ha sempre un architettura diversa). Il suo rigore è implacabile, al pari dell’osservazione scettica del genere umano e delle figure o imprese della storia, come nei due racconti qui riuniti e molto distanziati nel tempo: il capolavoro Algarve 1460, uscito su Alteralter nel 1978, e il notevole Ipotesi 1492, pubblicato su Comic Art nel 1992. Le due narrazioni si fanno da sponda, si completano e si contraddicono con sapienza. Quanta illusione obnubilante c’era nel sogno dell’esploratore e padre del colonialismo portoghese Enrico il Navigatore, in Algarve 1460 _denominato Enrico l’Infante? La risposta è in _Ipotesi 1492, una sorta di originale distopia dove Cristoforo Colombo non è mai arrivato nelle Americhe. Narra tutto “un uccellaccio”, come scrive Gianni Brunoro nella prefazione. Toppi, demistificatore della presunta grandezza delle imprese umane, ma grande come un vecchio druido che tutto vede delle ere dell’umana vanità.
Francesco Boille
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Questo articolo è uscito sul numero 1659 di Internazionale, a pagina 82. Compra questo numero | Abbonati