Per questo folle western alla rovescia sarebbe stato bene mantenere il grande formato come nell’edizione originale, anche se la qualità di stampa resta ottima. Le tavole di Dominique Bertail sono spettacolari e spesso impostate su grandi vignette che hanno bisogno di respirare per la loro costruzione interna e per il sensuale approccio pittorico dove predomina il color seppia. Stilisticamente Mondo reverso è collocabile nella tradizione iperrealista del western francofono e tuttavia Bertail riesce a mantenersi con il suo segno in un mirabile equilibrio con il grottesco. Il registro realista e quello parodistico sono così perfettamente amalgamati nel primo western transgender. Nella traduzione saltano però diversi giochi linguistici dello sceneggiatore Arnaud Le Gouëfflec e soprattutto saltano tutti i riferimenti che virano Gesù al femminile. Una questione fondamentale in un racconto dove gli uomini sono donne, vilipesi e violentati, e le donne sono uomini, cioè dominatrici e intelligenti. Per il secondo episodio sarebbe quindi auspicabile una revisione della traduzione. Se gli autori da un lato riescono in pieno a situarsi nel #MeToo mettendo gli uomini nella pelle delle donne, dall’altro evitano il politicamente corretto poiché la questione sembra essere piuttosto l’abbandono di una visione del mondo legata alla forza fisica. Del resto, l’unica legge certa, in questo universo parallelo transgender, è quella dell’instabilità.
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Questo articolo è uscito sul numero 1391 di Internazionale, a pagina 70. Compra questo numero | Abbonati