La frana di Niscemi, per quanto terribile, in particolare per la popolazione colpita, politicamente ha avuto un risvolto positivo: dopo la catastrofe che si è abbattuta sulla cittadina siciliana, l’Italia ha finalmente fatto i conti con i danni provocati nel sud dal ciclone Harry. Le immagini di Niscemi sono drammatiche: case sull’orlo del precipizio, strade che finiscono nel nulla, auto in bilico. E la terra che continua a franare.

Il 28 gennaio Giorgia Meloni è andata a Niscemi. Era ora: il sud si sentiva abbandonato di fronte al ciclone che una settimana prima aveva colpito Sicilia, Sardegna e Calabria, causando due miliardi di euro di danni e distruggendo le case e l’esistenza di migliaia di persone, senza che i mezzi d’informazione e la politica sentissero l’urgenza di occuparsene. La visita della presidente del consiglio ha però deluso molti cittadini. Meloni ha perso l’occasione di presentarsi come una leader capace di gestire la crisi. La presidente del consiglio aveva evitato di esprimersi su quello che stava succedendo in alcune regioni del meridione. Forse era troppo occupata a ricevere il cancelliere tedesco Friedrich Merz o a intromettersi nelle indagini sulla tragedia di Crans-Montana. Solo dopo che il suo governo si è finalmente deciso a dichiarare lo stato d’emergenza nelle regioni colpite, promettendo cento milioni di euro di aiuti immediati, lei ha ringraziato i soccorritori sui social. Ma mancava una dimostrazione di empatia nei confronti della popolazione colpita.

Meloni conosce bene il potere delle immagini e di solito sa come usarle a proprio vantaggio, che sia con Merz sotto il sole di Roma o nello studio ovale con il presidente statunitense Donald Trump. Eppure nel suo viaggio a Niscemi le cose sono andate diversamente: è arrivata in elicottero, ha sorvolato la frana e si è riunita con l’unità di crisi. I mezzi d’informazione hanno immortalato il suo arrivo nel centro di Niscemi mentre lei, circondata da guardie del corpo, si è affrettata a entrare nel municipio senza fermarsi a stringere la mano alle persone in piazza. Una di loro ha detto che le sarebbe piaciuto ricevere una parola di conforto, mentre un’altra ha detto: “Siamo esseri umani, non pecore”. Così, proprio la populista Meloni si è rivelata distante dal popolo.

Due pesi e due misure

Nel caso delle alluvioni del 2023 che avevano causato diverse vittime in Emilia-Romagna, le cose erano andate diversamente: Meloni era tornata in anticipo dal G7 in Giappone, aveva indossato gli stivali di gomma e accarezzato la guancia di anziani disperati. Ovviamente non sta scritto da nessuna parte che per gestire una catastrofe naturale serva un capo di governo con gli stivali di gomma ai piedi. E Meloni ha dichiarato che i fondi messi a disposizione sono solo aiuti d’emergenza, poi si discuterà di questioni concrete. Solo che al sud la gente l’ha sentita distante. E questo non solo nelle zone colpite dal ciclone Harry, anche perché con il cambiamento climatico qualsiasi costa potrebbe essere la prossima.

Il comportamento di Meloni di fronte a quest’ultima catastrofe è l’ennesimo esempio dell’eterna questione che divide l’Italia. In troppi, infatti, continuano a guardare a sud di Roma con indifferenza, se non con disprezzo. Un sentimento che pervade la politica, la società e la cultura. Salvo poi d’estate partire dal nord per affollare le spiagge meridionali.

A Roma, intanto, per contrastare la criminalità il governo ha piazzato mezzi blindati dell’esercito a presidiare la stazione Termini e Meloni si è recata di persona a stringere la mano ai militari. ◆ sk

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Questo articolo è uscito sul numero 1651 di Internazionale, a pagina 38. Compra questo numero | Abbonati