Dopo la morte di George Floyd, ucciso dalla polizia a Minneapolis il 25 maggio, negli Stati Uniti è nato un movimento che chiede di ridurre i fondi a disposizione della polizia o perfino di smantellare i dipartimenti. Molti attivisti, leader politici e funzionari locali propongono di riformare profondamente l’apparato di sicurezza, mentre in tutto il paese continuano le proteste contro gli abusi delle forze dell’ordine. In molti casi i manifestanti che si radunano davanti agli uffici dei sindaci scandiscono lo slogan “defund the police”, tagliate i fondi alla polizia. La frase è stampata sulle mascherine e impressa con le bombolette spray sui muri di molte città statunitensi. A Washington occupa il pavimento di un’intera piazza a pochi passi dalla Casa Bianca, che i manifestanti hanno rinominato Black lives matter plaza.
La proposta circola da tempo tra gli attivisti e gli studiosi progressisti, ma ora molte amministrazioni comunali – tra cui quelle di Los Angeles e Washington – stanno prendendo seriamente in considerazione la possibilità di ridimensionare i dipartimenti di polizia e indirizzare i fondi verso programmi per le comunità. Un cambiamento simile sarebbe un chiaro segnale di solidarietà ai manifestanti che chiedono giustizia e che considerano la polizia una forza d’occupazione.
Uno dei segnali più forti è arrivato da Minneapolis, la città dove il 25 maggio l’agente bianco Derek Chauvin ha tenuto il ginocchio premuto sul collo di Floyd per più di otto minuti. Il 7 giugno nove consiglieri comunali hanno annunciato di voler smantellare il dipartimento di polizia.
Anche il congresso federale sente la pressione della piazza. L’8 giugno i rappresentanti del Partito democratico hanno presentato una proposta di riforma per limitare la violenza delle forze dell’ordine.
Le istituzioni a tutti i livelli sono davanti a una scelta politicamente cruciale: si schiereranno dalla parte dei manifestanti che chiedono una riforma radicale della polizia, correndo il rischio di minare l’autorità degli agenti nelle comunità che hanno i più alti tassi di criminalità e che quindi avrebbero più bisogno di protezione?
All’inizio di giugno a Minneapolis si è capito che la tensione era alta quando gli attivisti per i diritti dei neri hanno contestato il sindaco Jacob Frey (eletto con il Partito democratico), chiedendogli se fosse d’accordo con la proposta di ridurre i fondi destinati al dipartimento di polizia. “Deve darci una risposta chiara: sì o no?”, gli ha intimato una delle leader della protesta. “Se la risposta è no, immaginatevi cosa combineremo l’anno prossimo”, ha aggiunto la donna rivolgendosi alla folla e ricordando che nel 2021 Frey si candiderà per la rielezione. “Non sono d’accordo con l’abolizione totale della polizia”, ha risposto Frey, sommerso dai fischi e dalle urla: “Vai a casa Jacob!”, “vergognati!”. A quel punto il sindaco ha deciso di allontanarsi dalla manifestazione.
Un ruolo diverso
Chi propone di tagliare i fondi dei dipartimenti è convinto che una semplice riforma della polizia – come quelle provate in passato – non sia sufficiente. Gli attivisti chiedono un cambiamento politico che riduca la centralità delle forze dell’ordine e che preveda di usare i soldi destinati ai dipartimenti per migliorare i servizi – scuole, ospedali e alloggi – nelle comunità afroamericane. “Quando parliamo di un taglio dei fondi per la polizia chiediamo un investimento nelle risorse di cui le nostre comunità hanno davvero bisogno”, ha detto il 7 giugno Alicia Garza, una delle fondatrici del movimento Black lives matter, durante un’intervista in tv. “In questo momento la politica deve preoccuparsi della qualità della vita delle persone. Abbiamo bisogno di più soldi per gli alloggi, l’istruzione e il benessere in comunità dove c’è un’eccessiva presenza della polizia”.
Questa idea di cambiamento trova sostegno in un libro del 2017, _The end of policing, _scritto da Alex Vitale, docente di sociologia al Brooklyn college. Secondo Vitale, negli ultimi quarant’anni i corpi di polizia sono cresciuti in modo incontrollato, diventando uno strumento non solo per combattere il crimine ma anche per colpire i senzatetto, le persone con disturbi mentali e i giovani cresciuti in contesti violenti. Limitare le prerogative delle forze dell’ordine non vuol dire eliminare “la polizia dall’oggi al domani”, ha detto Vitale in un’intervista a Npr, ma significa ripensare il suo ruolo nella società.
◆ Negli Stati Uniti continuano le proteste contro la violenza della polizia cominciate dopo l’uccisione di George Floyd a Minneapolis. Manifestazioni di solidarietà sono state organizzate anche in altri paesi, tra cui Italia, Regno Unito, Germania, Brasile, Argentina, Kenya, Nigeria, Sudafrica e Israele.
◆ La rabbia dei manifestanti è stata alimentata dalla scoperta di altri casi di neri morti mentre erano sotto la custodia della polizia. Il 4 giugno sono stati resi noti i risultati degli esami sul corpo di Manuel Ellis, un nero di 35 anni morto a Tacoma, nello stato di Washington, a marzo. Ellis è morto per “ipossia dovuta a immobilizzazione fisica”. Secondo i medici si è trattato di omicidio. Los Angeles Times
Alcuni rappresentanti della polizia – a livello sia locale sia federale – hanno criticato questa proposta. Il 7 giugno Chad Wolf, segretario ad interim per la sicurezza nazionale, ha detto durante un’intervista a Fox News che il taglio dei finanziamenti è “un’idea assurda”. In un’intervista alla Cbs il ministro della giustizia William Barr ha detto che secondo lui non c’è un razzismo sistemico nella polizia statunitense, ma ha precisato di comprendere, “vista la storia di questo paese”, il motivo per cui i neri non si fidano degli agenti.
Peter Newsham, il capo della polizia di Washington, ha invitato i parlamentari ad agire con cautela e ha detto che un finanziamento insufficiente dei dipartimenti di polizia potrebbe far aumentare gli abusi da parte degli agenti. “Avrebbe un impatto sulla formazione, sulle assunzioni e sulla possibilità di avere funzionari competenti”, ha detto. Il movimento che chiede la riduzione dei fondi ha attirato anche l’attenzione del presidente Donald Trump, che su Twitter ha risposto così: “Più soldi per le forze dell’ordine!”.
Ma intanto le amministrazioni comunali di alcune grandi città stanno valutando possibili modifiche ai bilanci. Il sindaco di Los Angeles Eric Garcetti (eletto con il Partito democratico) si è impegnato a cancellare un aumento di fondi già previsto per il dipartimento di polizia, promettendo di investire 250 milioni di dollari nei programmi per l’occupazione e l’assistenza sanitaria. Il sindacato di polizia ha risposto definendo Garcetti “instabile”, mentre i rappresentanti locali di Black lives matter hanno chiesto più tagli e un cambiamento più radicale.
Il 7 giugno Bill de Blasio, sindaco democratico di New York, ha difeso la strategia adottata dalla polizia nel corso di quella che ha definito “una settimana lunga e complicata”, ma ha anche annunciato di voler prendere provvedimenti per soddisfare la richiesta di cambiamento. Durante una conferenza stampa, De Blasio ha detto che l’amministrazione comunale trasferirà una parte dei fondi destinati al dipartimento di polizia verso iniziative organizzate dai giovani e verso i servizi sociali.
Scuole senza agenti
All’inizio di giugno a Portland, in Oregon, il sovrintendente scolastico e il sindaco hanno deciso di ritirare gli agenti di polizia dalle scuole e di investire più di un milione di dollari nei programmi per le comunità. Jo Ann Hardesty, prima afroamericana a essere eletta nel consiglio comunale di Portland, ha presentato un piano che prevede una serie di modifiche al bilancio per eliminare altre due unità della polizia: quella che presta servizio sui trasporti pubblici e il Gun violence reduction team, creato anni fa per combattere le bande criminali. “Da tempo c’è bisogno di fare qualcosa per rendere le comunità più sicure e creare alternative all’intervento della polizia”, ha detto Hardesty. “Per anni le comunità hanno spiegato ai politici cosa bisognava fare. Oggi abbiamo l’occasione di passare dalle parole ai fatti”.
La proposta di tagliare i fondi ai dipartimenti di polizia non è sempre ben vista dalla popolazione. Stabilire quanti agenti schierare in ogni quartiere, per esempio, è estremamente complicato, soprattutto in zone con alti livelli di criminalità.
Negli Stati Uniti la riapertura delle attività economiche dopo mesi di lockdown ha coinciso con le manifestazioni di piazza in decine di città per chiedere giustizia per George Floyd, un nero ucciso dalla polizia il 25 maggio a Minneapolis. Le dimostrazioni, che sono ancora in corso e coinvolgono centinaia di migliaia di persone, rendono naturalmente più difficile rispettare le misure di sicurezza, perché le persone stanno molto vicine tra loro e perché gli assembramenti possono ostacolare gli interventi sanitari. “Ma il problema riguarda anche il modo in cui la polizia cerca di disperdere la folla”, scrive l’Atlantic. “I dipartimenti di decine di città usano mezzi che secondo gli scienziati potrebbero permettere al virus di diffondersi più rapidamente. I lacrimogeni e altre sostanze, infatti, incentivano le persone ad aprire la bocca e a tossire, favorendo i contagi. Inoltre centinaia di manifestanti arrestati sono stati mandati temporaneamente nelle prigioni locali, dove spesso ci sono detenuti positivi al covid-19”.
Senza strategia
Per la verità i dati erano preoccupanti anche prima dell’inizio delle proteste. “L’epidemia ha rallentato nel nordest, come New York e New Jersey, e questo ha fatto calare il dato nazionale, ma nel resto del paese i numeri sono rimasti stabili, anzi negli ultimi giorni hanno cominciato a salire. Il 5 giugno 22 stati hanno registrato almeno quattrocento nuovi casi, e 14 stati ne hanno avuti almeno mille”. L’aspetto più preoccupante, spiegano i giornalisti, è che le autorità si comportano come se l’epidemia non ci fosse più. “La squadra di esperti creata dal presidente Donald Trump all’inizio dell’emergenza sta finendo il suo lavoro e la persona scelta da Trump per coordinare e potenziare i tamponi lascerà il suo incarico a metà giugno”. Al 10 giugno gli Stati Uniti contano due milioni di contagiati e più di 115mila morti. ◆
A ottobre, dopo la morte di alcuni studenti a Washington, i leader locali hanno organizzato un incontro su come garantire la sicurezza dei bambini e dei ragazzi che tornano a casa da scuola. In quell’occasione gli studenti hanno chiesto che ci fossero più agenti lungo il tragitto, ma hanno anche detto di sentirsi profondamente inquieti quando escono da scuola e trovano le auto della polizia parcheggiate all’ingresso. Un poliziotto presente alla riunione ha sottolineato che il dipartimento aveva sempre cercato di trovare il giusto equilibrio, ribadendo l’importanza di costruire buoni rapporti con la comunità. Paul Trantham – consigliere eletto nell’ottavo distretto, un’area della città dove la criminalità e la povertà sono particolarmente diffuse – ha ricordato che il primo pensiero delle persone dopo l’omicidio di un familiare è sempre “Dov’era la polizia?”. Poi ha aggiunto: “Considerando i livelli di criminalità, tagliare i fondi alla polizia sarebbe sbagliato”.
Tentativi fallimentari
I problemi legati al bilancio delle forze dell’ordine sono emersi di recente durante le primarie democratiche nel quarto distretto, che include i quartieri gentrificati dove di recente la criminalità è aumentata. Lì la candidata progressista Janeese Lewis George ha sconfitto il rappresentante in carica, più moderato. George è stata attaccata dal suo avversario repubblicano per aver detto di voler ridurre i finanziamenti alla polizia. La candidata ha precisato che non vuole eliminare il dipartimento, ma ridimensionare il bilancio per investire in programmi che puntino a ridurre il crimine. Per esempio assumendo mediatori in grado di smorzare la tensione e i conflitti prima che si verifichino episodi violenti. “È evidente che negli ultimi anni abbiamo continuato a riproporre la stessa cosa come se potesse portare risultati diversi”.
A Minneapolis il dibattito su una radicale riforma della polizia è in corso da anni, soprattutto a causa dei tanti abusi commessi dagli agenti, anche prima dell’omicidio di Floyd. Durante un incontro con i cittadini in occasione delle elezioni locali del 2017, ai candidati era stato chiesto se riuscissero a immaginare “una città senza polizia”. Nove avevano risposto di sì, e molti presenti avevano reagito con scetticismo. Oggi molti di quei candidati sono consiglieri comunali. Tra loro c’è Lisa Bender, presidente del consiglio comunale, mentre almeno altri tre fanno parte della commissione per la sicurezza pubblica. Il 7 giugno nove consiglieri hanno proposto di sciogliere il dipartimento di polizia. Pur non dando dettagli sui tempi e sui provvedimenti concreti che vogliono adottare, i consiglieri hanno dichiarato che “stanno valutando i passi da fare per smantellare il dipartimento”.
Quei consiglieri sono la maggioranza del consiglio comunale, composto da dodici rappresentanti, e hanno annunciato il loro progetto durante la manifestazione organizzata nei pressi del luogo dove è stato ucciso Floyd. “Vogliamo mettere fine all’attività di polizia come è stata concepita finora e creare sistemi di sicurezza pubblica che possano davvero garantire la nostra sicurezza”, ha detto Bender durante la manifestazione. “È evidente che il sistema attuale in molti quartieri non funziona. I tentativi di riformarlo sono stati fallimentari. Punto”.
All’inizio di giugno, durante una seduta del consiglio comunale, è stata discussa la possibilità di modificare radicalmente il dipartimento ricostruendo da zero la struttura per la sicurezza pubblica. I consiglieri stanno prendendo in considerazione la possibilità di rivedere i contratti sindacali, le ordinanze comunali, le procedure disciplinari e i finanziamenti al dipartimento di polizia. Secondo Alondra Cano, responsabile della gestione delle emergenze e della sicurezza pubblica, l’amministrazione di Minneapolis deve chiarire quali sono le sue priorità. “Molti politici, cittadini e organizzazioni osservano attentamente quello che succede qui. Vogliono vedere come risponderemo in questo momento di crisi”. ◆ as
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Questo articolo è uscito sul numero 1362 di Internazionale, a pagina 18. Compra questo numero | Abbonati