Guardando gli scaffali dei supermercati in questi giorni si può notare che i prodotti a base di cacao stanno diventando più economici. La catena discount svizzera Denner, per esempio, ha ridotto di un terzo il prezzo del cioccolato al latte; i supermercati Migros hanno abbassato di 0,20 franchi svizzeri il costo dei prodotti al cioccolato Frey, il loro marchio di proprietà.

Il motivo è che negli ultimi dodici mesi la quotazione del cacao sulle borse internazionali è scesa del 65 per cento. Ma quella che per i consumatori svizzeri è una buona notizia è una catastrofe per gli agricoltori dell’Africa occidentale.

Eppure fino a poco tempo fa la situazione sembrava rosea: nell’autunno del 2025, a poche settimane dalle elezioni, il presidente ivoriano Alassane Ouattara aveva fatto salire il prezzo minimo del cacao a 2.800 franchi Cfa, equivalenti a circa quattro euro. Per molti produttori era suonata come una promessa: il governo si stava prendendo cura della fascia più importante dei suoi elettori nelle zone rurali.

Oggi, meno di cinque mesi dopo, non c’è quasi più traccia di quell’ottimismo. Il prezzo fissato dallo stato è stato ridotto a 1.200 franchi Cfa (1,8 euro) e in molte aree produttrici regnano perplessità e frustrazione. “Era un calcolo politico”, dice Amourlaye Touré, un attivista ivoriano che si batte per la difesa dei diritti umani e contro la deforestazione. Già in autunno si era capito che la situazione sui mercati mondiali stava cambiando.

Il sistema della Costa d’Avorio è diverso da quello di molti altri mercati agricoli. Prima dell’inizio della stagione del raccolto, il Conseil du café-cacao, un ente regolatore che dipende dal governo, stabilisce il prezzo minimo d’acquisto garantito ai produttori di cacao. Dato che gli esportatori vendono buona parte del futuro raccolto sul mercato internazionale con vari mesi d’anticipo, l’idea è quella di garantire entrate stabili per gli agricoltori, anche di fronte a notevoli fluttuazioni dei prezzi. Ma quando il mercato registra cali più rapidi del previsto, il sistema va in crisi, proprio come sta succedendo in questo momento.

Dopo anni di aumenti costanti, ultimamente il prezzo del cacao ha registrato un crollo sulle borse mondiali. Le ingenti scorte accumulate dai produttori di cioccolato stanno spingendo i prezzi al ribasso, e alcune aziende hanno anche ridotto la percentuale di cacao usata nei loro prodotti.

Inoltre due anni fa, quando i prezzi erano saliti vertiginosamente a causa dei mancati raccolti in diverse zone, molti agricoltori erano tornati al cacao, abbandonando altre colture, come l’olio di palma e la gomma. Ora per molti di loro è a repentaglio la stessa sopravvivenza. “Alcune cooperative sono già al tracollo”, dice Touré. Tanti coltivatori devono rinunciare alle visite mediche o ritirare temporaneamente i figli da scuola.

Il ruolo degli investitori

Anche la comparsa di nuovi concorrenti determina una contrazione dei prezzi. “Alcuni paesi dell’America Latina hanno aumentato la loro produzione”, continua Touré. A questo si aggiunge il ruolo ambiguo degli investitori finanziari: “Diversi speculatori non fanno altro che giocare con i numeri, senza pensare alla situazione degli agricoltori”.

Bisogna poi considerare che molti produttori ivoriani non riscuotono l’intera cifra fissata dalle tariffe di stato: a volte gli intermediari propongono un prezzo inferiore, e loro sono costretti ad accettare. “Devono vendere il cacao perché hanno bisogno di denaro subito”, osserva Touré.

Tuttavia, il cacao resta una componente fondamentale dell’economia nazionale: dalla Costa d’Avorio proviene circa il 40 per cento della produzione mondiale e milioni di persone dipendono direttamente o indirettamente dalla sua coltivazione, anche se negli ultimi anni il paese ha ampliato la sua base d’esportazione, includendo per esempio anacardi, oro e petrolio.

Ma per i consumatori europei, probabilmente, il prezzo del cioccolato continua a scendere. ◆ fp

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it

Questo articolo è uscito sul numero 1660 di Internazionale, a pagina 93. Compra questo numero | Abbonati