Un territorio di quasi due milioni di persone che subisce un blocco economico e militare da più di dieci anni. Un governo israeliano sempre più di destra, guidato da un premier il cui obiettivo principale è togliere legittimità politica ai palestinesi e rendere impossibile la soluzione dei due stati. Un mediatore, l’Egitto, che non ha né i mezzi né la volontà di controllare i diversi gruppi armati della Striscia di Gaza. Due formazioni islamiche, Hamas e la Jihad islamica, che legittimano la loro esistenza grazie alla lotta contro lo stato ebraico e che non possono lasciare che la situazione si degradi senza reagire. E infine un tempismo appropriato: Benjamin Netanyahu sta per formare il nuovo governo e Israele si prepara a ospitare il festival Eurovision dal 14 maggio, alcuni giorni dopo le celebrazioni della festa nazionale. L’equazione di base è la stessa da mesi: la guerra non conviene a nessuno, eppure ci sono tutti gli ingredienti per un aumento della violenza.

L’ultima escalation, cominciata il 3 maggio e finita con una tregua tre giorni dopo, è stata la più grave dal conflitto del 2014. Secondo l’esercito israeliano, più di seicento razzi e missili sono stati lanciati dai gruppi palestinesi di Gaza, e 150 sono stati intercettati dal sistema antimissile. Quattro civili israeliani sono morti. A sua volta Israele ha colpito 260 obiettivi a Gaza, uccidendo 25 persone, di cui 14 civili. Le violenze sono scoppiate quando un combattente della Jihad islamica ha ferito due militari israeliani al confine con la Striscia. In risposta l’esercito israeliano ha ucciso quattro palestinesi. Poi è cominciata la pioggia di razzi.

Il funerale di una bambina di 14 mesi a Gaza, il 5 maggio 2019 (Sameh Rahmi, NurPhoto/Getty)

Gli israeliani hanno detto di aver preso di mira alcuni palestinesi che lanciavano razzi, i laboratori dove erano prodotti, i depositi di armi nascosti in quartieri residenziali, avamposti e basi militari, un edificio presentato come il quartier generale da cui partono gli attacchi informatici di Hamas, e un tunnel della Jihad islamica vicino a Rafah che sbucava in territorio israeliano.

Israele accusa Hamas, che governa la Striscia di Gaza, di non saper controllare la Jihad islamica, che ha rapporti stretti con l’Iran, nemico giurato dello stato ebraico. Per la prima volta da cinque anni, il 5 maggio Israele ha commesso un “omicidio mirato” contro un comandante di Hamas, Hamed Ahmad al Khodary, considerato responsabile del trasferimento di denaro dall’Iran alla Striscia di Gaza.

I soldi del Qatar

Impegnato nella formazione di un nuovo governo, dopo il voto del 9 aprile, Neta­nyahu non può dare segni di debolezza e ha ordinato di inviare rinforzi militari intorno alla Striscia. Ma negli ultimi mesi il premier israeliano ha cercato di evitare una nuova guerra a Gaza, senza però fare concessioni ad Hamas, ed è interessato a far tornare la calma. Anche Hamas, per cui un’altra guerra avrebbe un costo molto alto, potrebbe cercare una via d’uscita a condizione di ottenere qualcosa in cambio. Secondo alcuni resoconti ci sarebbe stato un ritardo nel versamento mensile dei fondi, provenienti dal Qatar, destinati a pagare gli stipendi di circa quarantamila funzionari di Hamas e ad aiutare le famiglie povere di Gaza. Questo denaro è trasferito con il consenso di Israele, che cerca così di allentare le tensioni. Il 4 maggio il ministero degli esteri israeliano ha chiarito che “Israele non ha impedito il trasferimento del denaro del Qatar”.

Per Racha Abouchaaban , un’operatrice umanitaria della Striscia di Gaza, “Israele non vuole che i palestinesi protestino al confine e nega i loro diritti fondamentali. Questi bombardamenti ci portano alla mente i ricordi di cinque anni fa”. La guerra del 2014 causò più di duemila morti tra i palestinesi, in maggioranza civili, e più di settanta tra gli israeliani, soprattutto soldati. A novembre del 2018 un duro scontro tra le parti fece temere una nuova guerra, ma si concluse qualche giorno dopo con un cessate il fuoco. ◆ ff

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Questo articolo è uscito sul numero 1306 di Internazionale, a pagina 24. Compra questo numero | Abbonati