Negli Stati Uniti i sostenitori del Partito democratico sono convinti che la presidenza di Donald Trump sia un incubo e che prima finirà meglio sarà per tutti. Il problema è come raggiungere l’obiettivo. Nello schieramento ostile al presidente c’è il rischio di una guerra civile, non solo tra i sostenitori di Bernie Sanders e i vertici del partito, ma anche tra quelli che vorrebbero sconfiggere Trump alle urne e quelli che preferirebbero seguire la strada della messa in stato d’accusa. Dopo la pubblicazione del rapporto Mueller (che ha esaminato i legami tra la campagna elettorale di Trump e la Russia) e le possibili manovre per ostacolare la giustizia, gli attivisti progressisti sono tornati a chiedere che i rappresentanti democratici al congresso presentino formalmente un atto d’accusa contro il presidente americano.

Le posizioni politiche dei democratici sono confuse. Poco dopo la sua elezione, la parlamentare di sinistra Rashida Tlaib ha promesso ai suoi sostenitori che avrebbe “incriminato lo stronzo”. Pochi giorni fa la candidata alle primarie per le presidenziali Elizabeth Warren ha chiesto al congresso di fare qualcosa. Ma la risposta di Nancy Pelosi, presidente della camera, è stata chiara: non lo farà.

Dopo la pubblicazione del rapporto Mueller, gli attivisti sono tornati a chiedere che i rappresentanti democratici presentino un atto d’accusa contro il presidente

Anche se le ragioni di Pelosi sono discutibili – secondo lei la messa in stato d’accusa creerebbe troppe divisioni – per una volta la senatrice ha ragione. Considero disprezzabile tutto quello che riguarda Trump, dal suo comportamento alle sue politiche, ma ho paura che per montare questo teatrino politico si sprechi un’occasione storica per chiedere riforme sociali. Sì, un teatrino politico, e anche di cattiva qualità. Le udienze per l’impeachment non sono altro che noiose disquisizioni su dettagli procedurali. Saremmo costretti ad ascoltare gli opinionisti vivisezionare le definizioni legali di ostruzione alla giustizia. Parleremmo all’infinito di Trump, di Mueller e di Russia.

Eppure Elizabeth Warren sembra convinta che sia una buona idea. In una serie di tweet pubblicati il 19 aprile ha scritto: “Nel 2016 un governo straniero e ostile ha preso di mira le nostre elezioni” e ha definito “sleale” il comportamento di Trump. Queste sono posizioni nazionaliste, non esattamente un terreno fertile per la sinistra.

Anche il tempismo non è dei migliori. In questo momento ci sono temi politici più importanti. Il nobile scopo di salvare l’anima della repubblica non interessa molto agli statunitensi che faticano ad arrivare alla fine del mese e le cui priorità sono i posti di lavoro, l’assistenza sanitaria, il diritto alla casa e limitare il potere delle multinazionali. Warren è capace di affrontare questi temi, perché spostare l’attenzione su una serie di noiose udienze a Washington?

È difficile capire in che modo parlare di impeachment, Russia, ostruzione alla giustizia e corruzione possa risolvere i problemi dei cittadini comuni. Tra l’altro un dibattito di questo tipo monopolizzerebbe le primarie democratiche, allontanandole dagli argomenti su cui i candidati come Warren e Sanders hanno le posizioni più solide. E non dimentichiamo la questione dell’efficacia. L’obiettivo è togliere a Trump la poltrona presidenziale, ma nessuno pensa che questo possa succedere, considerando l’attuale composizione del congresso. Parlare di impeachment è solo un esercizio retorico.

L’obiettivo della sinistra dev’essere sconfiggere il trumpismo. Che piaccia o meno, Trump è stato eletto democraticamente. Certo, grazie al sistema della rappresentanza e ai collegi elettorali ha potuto governare senza il sostegno della maggioranza della popolazione, ma è legittimamente il presidente degli Stati Uniti, in base a regole accettate anche dai democratici. L’unico modo di sconfiggere il suo populismo di destra è attraverso le urne, dimostrando quello che emerge dai sondaggi: gli statunitensi vogliono soluzioni progressiste ai loro problemi.

Prima di mettere sotto accusa il presidente la sinistra statunitense farebbe meglio a considerare cosa è successo in Italia negli anni duemila. Silvio Berlusconi è quanto di più simile ci sia a Donald Trump sulla scena internazionale: sfacciato, corrotto, razzista e di destra. La coalizione che avrebbe dovuto sconfiggerlo, però, non è stata dominata da forze popolari, ma da avvocati e giornalisti che hanno difeso i valori della repubblica italiana cercando di farlo cadere con i processi invece di contrastarlo sui temi che interessavano gli elettori. L’unico modo di sconfiggere la destra è fare politiche di sinistra.

I presidenti non dovrebbero avere l’immunità. Ma è ancora più importante mettere fine alle violazioni dei diritti dei cittadini: il diritto alla casa, all’assistenza sanitaria, al lavoro e alla sicurezza. Questo significa parlare più degli interessi che danneggiano i lavoratori e meno di minacciose ombre straniere, a cui è troppo facile dare la colpa dei nostri problemi. ◆ as

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Questo articolo è uscito sul numero 1304 di Internazionale, a pagina 34. Compra questo numero | Abbonati