Dopo l’inatteso annuncio delle modifiche costituzionali in Russia e le dimissioni del governo, la domanda se il putinismo si esaurirà con Vladimir Putin è diventata retorica. Nel suo discorso del 15 gennaio sullo stato dell’unione, il presidente ha chiarito che non ha nessuna intenzione di farsi da parte, nonostante le dimissioni del primo ministro Dmitrij Medvedev e del governo, arrivate subito dopo, e la sua rapida sostituzione con un tecnocrate di basso profilo, Michail Mišustin.
Il commento di Putin, il quale ha dichiarato che lo status e la funzione del finora insignificante consiglio di stato dovranno essere sanciti dalla costituzione, può significare solo una cosa: il presidente sta pensando ad assumere un nuovo ruolo all’interno di questa istituzione. Se il consiglio acquisterà rilevanza politica, trasformandosi in una specie di amministrazione presidenziale o di governo parallelo, Putin potrebbe assumerne la guida, rimanendo così il vero leader del paese. Proviamo a immaginare lo scenario: Putin capo del consiglio di stato e padre della nazione; Medvedev presidente, in seguito a elezioni anticipate organizzate dopo le riforme costituzionali, a loro volta approvate con un referendum; e a capo del governo un tecnocrate come Mišustin.
Medvedev ha già dimostrato la sua lealtà a Putin e il rispetto delle gerarchie. Nel suo nuovo ruolo di vicecapo del consiglio di sicurezza, in realtà non sarà il secondo del segretario Nikolaj Patrušev, ma risponderà direttamente al presidente. Questo significa che Medvedev è di fatto vicepresidente, un ottimo trampolino per tornare al Cremlino dopo il mandato del 2008. Potrebbe anche stringere una specie di patto tra galantuomini con il presidente: lui si prenderà la responsabilità per le cose che vanno male, e Putin il merito per quelle che funzionano. Anche perché il malcontento per le condizioni sociali ed economiche del paese è in aumento, e potrebbe crescere ulteriormente da qui alle elezioni presidenziali del 2024. Per ora, naturalmente, queste sono solo congetture. Putin non ha svelato alcun dettaglio, ma un punto è chiaro: non accetterà di perdere il suo potere effettivo.
Con la proposta che in futuro il primo ministro sia nominato dal parlamento, Putin sta cercando di incanalare il malcontento popolare verso i prossimi presidenti, primi ministri e speaker del parlamento, che condivideranno la responsabilità della nomina dei ministri e, quindi, dei loro errori. Questa bozza di riforma ha mostrato l’inconsistenza dell’idea che Putin potesse nominare premier un liberale, per esempio l’ex ministro Aleksej Kudrin.
Sovranismo giuridico
La scelta di Mišustin, capo dell’agenzia federale delle imposte, è allo stesso tempo sorprendente e prevedibile. Prevedibile perché l’agenzia ha profondi legami con i servizi di sicurezza, e il suo aiuto è stato richiesto per risolvere problemi di ogni tipo. Inoltre, dopo il processo d’informatizzazione, è anche considerata una struttura efficiente e moderna. Tuttavia, è anche una nomina inattesa. Certo, i russi si aspettavano un tecnocrate, ma qualcuno con un profilo più simile a quello di Maksim Akimov, l’ormai ex vice primo ministro responsabile delle comunicazioni e dell’economia digitale. Nessuno pensava a Mišustin. Con il suo aiuto, Putin costruirà un paese a immagine dell’agenzia federale delle imposte, fatto cioè di rapporti e ispezioni, attenzione alla sicurezza e interamente digitalizzato.
Tra le riforme suggerite da Putin, quella che cambierà il paese più in profondità è la proposta di inserire nella costituzione una norma che neghi il primato del diritto internazionale sulla legge nazionale. Significa che in futuro la Russia potrà ignorare qualsiasi obbligo internazionale e, per esempio, rifiutare il rispetto delle decisioni della Corte europea dei diritti umani. Gli oppositori russi potranno appellarsi al tribunale di Strasburgo fino allo sfinimento, ma le istituzioni giudiziarie russe avranno la facoltà di considerare le sentenze dei tribunali internazionali incompatibili con la legislazione nazionale. Si tratta di una vera rivoluzione del sistema giudiziario.
Tutto questo, a quanto pare, è solo l’inizio. Ci aspettano altri intrighi, in merito alla composizione del governo, all’autonomia di cui disporrà Medvedev e al referendum sulla riforma costituzionale. La parte più interessante deve ancora venire. ◆ ff
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 1342 di Internazionale, a pagina 16. Compra questo numero | Abbonati