La sera del 21 aprile la Commissione europea ha annunciato la svolta: l’Unione europea e il Messico hanno gettato le basi di un accordo commerciale. “Così il Messico si aggiunge al Canada, al Giappone e a Singapore nella lista sempre più lunga di paesi che vogliono collaborare con l’Unione europea per difendere un commercio aperto, equo e regolamentato”, ha detto Jean-Claude Juncker, il presidente della Commissione. Il suo è un chiaro messaggio rivolto agli Stati Uniti, dove il presidente Donald Trump ha invertito radicalmente la rotta ostacolando il libero commercio mondiale.

Gli europei vogliono proporsi come alternativa alla dottrina “Prima l’America” di Trump e sono decisi a riempire il vuoto lasciato sulla scena internazionale dagli Stati Uniti, un tempo fanatici sostenitori del libero scambio. L’accordo con il Messico, come quello da poco concluso con il Giappone, ha “un grande valore strategico e geopolitico”, dicono a Bruxelles. L’importante è presidiare i mercati prima che, per esempio, lo facciano i cinesi. Inoltre bisogna dare una risposta al protezionismo degli Stati Uniti. Agli occhi degli europei, Trump minaccia il sistema del libero scambio globale che l’occidente promuove dal secondo dopoguerra.

Città del Messico (Victor Vargas, EyeEm/Getty images)

Nel corso delle trattative con l’Unione europea, anche il Messico guardava in realtà al suo vicino nordamericano. Il futuro del Nafta, l’accordo per il libero scambio tra Stati Uniti, Canada e Messico, è più incerto che mai. Trump ha annunciato di volerlo cancellare, ma le trattative sono ancora in corso. Dal punto di vista dei messicani, tuttavia, gli Stati Uniti avanzano pretese inaccettabili che peserebbero sull’economia del paese latinoamericano.

Con i suoi 130 milioni di abitanti, il Messico non è solo un mercato invitante, ma anche una base strategica per la produzione delle aziende europee, in particolare quelle tedesche. Dal 2000 è in vigore una sorta di “trattato ridotto” di libero scambio tra il Messico e l’Unione europea, il cosiddetto Global agreement, che riguarda, tra le altre cose, il settore dell’ingegneria meccanica e delle auto. Il nuovo accordo estende il Global agreement ad altri settori: servizi finanziari, commercio online e soprattutto agricoltura.

Secondo i dati della Commissione europea tutte le merci potranno circolare senza dazi tra l’Europa e il Messico, compresi generi alimentari come la carne di manzo, lo zucchero e le banane. Le operazioni doganali saranno semplificate per le aziende europee, per esempio quelle del settore farmaceutico e della meccanica. Inoltre, entrambe le parti hanno dichiarato che rispetteranno gli obblighi imposti dal trattato di Parigi sul clima. E per la prima volta un trattato commerciale conterrà un impegno a combattere la corruzione.

Ma dopo l’accordo preliminare del 21 aprile c’è ancora molto da fare. “I mediatori lavoreranno alle questioni tecniche e alla stesura complessiva del testo, in modo che i cittadini e le imprese possano cominciare al più presto a usufruire dei vantaggi”, si legge in una dichiarazione congiunta del governo messicano e della Commissione europea.

Esportazioni in crescita

Tra il 2000 e il 2015 gli scambi commerciali tra Messico e Unione europea sono quasi raddoppiati, raggiungendo i 53 miliardi di euro. Nel 2017 sono state esportate in Messico merci europee per 38 miliardi di euro. Le importazioni in Europa, invece, hanno raggiunto i 24 miliardi di euro. Bruxelles è il terzo partner commerciale del Messico, dopo gli Stati Uniti e la Cina. Il solo commercio tra la Germania e il Messico vale 16 miliardi di euro all’anno: non a caso Berlino è tra i maggiori promotori dell’accordo e spinge per concludere un’intesa anche con i quattro stati del Mercosur: Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay.

La Commissione europea, comunque, vuole evitare altre tensioni con Washington, che a marzo ha alzato i dazi doganali sull’acciaio e sull’alluminio. Fino al 1 maggio gli stati europei sono esonerati da queste misure e stanno trattando per un prolungamento. Se Trump dovesse accettare, ci sarebbe spazio per nuove agevolazioni commerciali o perfino, fa sapere Bruxelles, per un nuovo accordo commerciale: i documenti del Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti (Ttip) sono ancora nel cassetto. ◆ nv

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Questo articolo è uscito sul numero 1253 di Internazionale, a pagina 114. Compra questo numero | Abbonati