Un treno sfreccia nella campagna in un dipinto di Claude Monet del 1870: il mondo industriale fa il suo ingresso in Francia sottolineato da una tavolozza chiara e dalla pennellata veloce che imita il movimento della macchina e la volatilità del vapore. L’accelerazione della storia ha appassionato Monet quasi quanto l’eterna natura di cui si era proclamato maestro realista. Entrambe rappresentano il “qui e ora”, il transitorio, il fugace, il contingente. La logica della frammentazione gli ha permesso di cogliere l’impressione suscitata dagli scorci più banali in un determinato istante. Al tempo compresso e frenetico della città preferisce la vita ciclica del contadino: i giorni, le ore e le stagioni attraversate da meravigliose armonie cromatiche. Non dipinge paesaggi ma mattinate soleggiate o nebbiose, le sfumature arancioni, rosa o blu del crepuscolo, lo spettacolo del ghiaccio che si scioglie in un braccio della Senna. Una selezione di opere scelte celebra il centenario della morte di Monet (1840-1926), e fa da prologo all’anniversario del grande ciclo delle Ninfee, installate
all’Orangerie nel 1927.
Le Figaro

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Questo articolo è uscito sul numero 1690 di Internazionale, a pagina 92. Compra questo numero | Abbonati