L’ondata di calore che si è abbattuta sull’Europa ha infranto vari record delle temperature più alte mai registrate, spingendo molte persone a chiedersi se questa sia la “nuova normalità”. Purtroppo, la verità è che nel corso della nostra vita non avremo mai più una normalità, ma solo un caldo sempre più estremo. I climatologi continuano a lanciare l’allarme sottolineando la necessità di prepararci a questo e a siccità sempre più gravi, oltre a un aumento delle alluvioni e all’innalzamento del livello dei mari. Durante le giornate insopportabili gli esperti ricevono un po’ d’attenzione mediatica, ma appena la temperatura si abbassa tutto viene dimenticato e non si fa nulla per affrontare il problema. Al ritmo attuale, entro il 2100 l’aumento della temperatura media superficiale globale sarà compreso tra 2,1 e 3,3 gradi, forse anche di più. Ma perfino questi numeri possono essere fuorvianti: gli oceani che coprono la maggior parte del pianeta non si riscaldano velocemente quanto le terre emerse, quindi le temperature medie sulla terraferma cresceranno molto di più.
Tra l’altro quello che ci interessa davvero sono i fenomeni estremi, non le medie. In quest’ottica le proiezioni per il futuro sono ancora più catastrofiche. Abbiamo ottimi motivi per pensare che nei prossimi anni dovremo affrontare eventi ancora più disastrosi di quelli previsti. Mentre regna una grande incertezza sulla tenuta della corrente oceanica Amoc e cresce il rischio di un collasso dei ghiacciai, l’unica cosa certa è che dovremmo prepararci a condizioni peggiori di quelle che l’Europa ha appena vissuto.
Adattando infrastrutture e sistemi sarebbe possibile sopravvivere anche a fenomeni più gravi, ma la verità è che la maggior parte dei paesi non ne ha la possibilità. In un mondo che sta cambiando rapidamente l’unico modo per adattarci sarebbe modificare quasi ogni aspetto della nostra vita: case, uffici, fabbriche, scuole, automobili, treni, aziende agricole, giardini. Niente di tutto questo sta succedendo. Un giorno, quando il bilancio mortale della crisi climatica sarà diventato intollerabile, ci chiederemo perché siamo rimasti a guardare. ◆ as
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Questo articolo è uscito sul numero 1673 di Internazionale, a pagina 17. Compra questo numero | Abbonati