La morte violenta di Héctor Guerrero Flores, noto come Niño Guerrero e considerato il leader del gruppo criminale Tren de Aragua, in un’operazione organizzata dagli Stati Uniti in territorio venezuelano, si inserisce in una tendenza più vasta della politica estera dell’amministrazione Trump: il consolidamento della strategia che rivendica il presunto diritto degli Stati Uniti ad agire fuori dei suoi confini contro chiunque consideri una minaccia per la sicurezza nazionale.
La Casa Bianca ha definito l’operazione un successo militare all’interno del Venezuela grazie a una collaborazione con le forze locali, e in generale una vittoria nella lotta contro la criminalità organizzata. Tuttavia l’iniziativa dovrebbe preoccupare per l’unilateralità con cui gli Stati Uniti decidono chi eliminare fuori delle loro frontiere.
Washington interviene in America Latina da decenni, ma la novità è che oggi questa politica estera è rivendicata come legittima. L’amministrazione Trump ha costruito una dottrina basata sull’idea che le sfide alla sicurezza del suo paese possono essere affrontate in qualsiasi parte del mondo e con qualunque mezzo necessario. La classificazione dei gruppi criminali come organizzazioni terroristiche amplia il suo margine di manovra.
Il Venezuela, che dopo la cattura di Nicolás Maduro il 3 gennaio è sottoposto alla tutela di Washington, è lo scenario ideale per mettere alla prova questa logica. Il problema delle dottrine espansive è che raramente hanno dei limiti.
Le implicazioni dell’operazione contro il leader del Tren de Aragua non si limitano al Venezuela. Da mesi il Messico resiste alle pressioni americane per autorizzare un’operazione diretta dentro i suoi confini, mentre la Colombia ospita strutture criminali che potrebbero essere incluse nella stessa categoria che giustifica gli omicidi mirati in Venezuela.
In America Centrale alcuni governi sono interessati alla cooperazione militare con gli Stati Uniti in nome della sicurezza. Se Washington si attribuisce il diritto di decidere unilateralmente questo tipo di operazioni, la sovranità passa in secondo piano.
Quello che è successo in Venezuela ha l’aria di un banco di prova generale per capire fino a che punto possa spingersi una dottrina sulla sicurezza che sta smettendo di essere una semplice dichiarazione politica per diventare pratica quotidiana. ◆ as
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Questo articolo è uscito sul numero 1670 di Internazionale, a pagina 17. Compra questo numero | Abbonati