Per gran parte del suo mandato Giorgia Meloni, esponente dell’estrema destra, ha goduto di una stabilità rara nella politica italiana. Forte di una solida maggioranza, senza rivali in grado di sfidare la sua leadership a destra e con l’opposizione divisa, la premier ha consolidato il suo potere sia a Roma sia a Bruxelles.
Tuttavia negli ultimi mesi sono cominciate a emergere delle crepe, che minacciano di complicare la fase finale del suo mandato, che si concluderà nel 2027. Per contrastare questa erosione di consensi la presidente del consiglio è tornata a parlare della politica migratoria, sfruttando la crisi di Ceuta.
La riforma elettorale promossa da Meloni, attualmente in discussione al senato, ha incontrato ostacoli inaspettati che hanno messo in luce i disaccordi tra gli alleati della coalizione. Sebbene i partiti di maggioranza – Fratelli d’Italia, la Lega e Forza Italia – abbiano successivamente cercato di compattarsi di nuovo, nel corso dell’iter legislativo sono emersi malcontenti e divergenze di opinione.
Il governo ha subìto un’inaspettata sconfitta alla camera, dopo che numerosi parlamentari dei partiti della maggioranza si sono ribellati, violando la disciplina di partito su un punto chiave del disegno di legge della riforma: un fatto senza precedenti da quando Meloni è salita al potere.
L’opposizione ha colto al volo l’occasione, chiedendo le dimissioni della presidente del consiglio e denunciando le crescenti difficoltà del governo nel mantenere in piedi la coalizione. Nel frattempo una delle sue iniziative in materia di migrazione, il centro di detenzione per migranti in territorio albanese, continua ad affrontare controversie legali e rimane praticamente vuoto per il secondo anno consecutivo.
Inoltre Roma non è riuscita a ottenere un sostegno significativo dai suoi alleati europei per estendere questo modello attraverso centri di detenzione in paesi terzi finanziati da Bruxelles. Ad aggravare queste difficoltà si aggiunge la crescita dei consensi verso l’ex generale Roberto Vannacci, il cui nuovo partito, Futuro nazionale, minaccia di sottrarre consensi a destra a Meloni.
Tensione con la Spagna
Sebbene Meloni mantenga una posizione dominante e i sondaggi diano il suo partito come il più votato (pur senza la possibilità di governare da sola), la premier non gode più dello stesso margine di manovra di cui disponeva all’inizio del suo mandato. Questo è l’ultimo anno di legislatura e il conto alla rovescia per le elezioni politiche del 2027 si fa sempre più vicino: il clima politico somiglia a quello di una campagna elettorale permanente.
In questo contesto la crisi migratoria di Ceuta ha assunto una dimensione che trascende la politica spagnola. Meloni ha colto l’occasione per promuovere il suo approccio in Europa. Non è la prima volta che la presidente del consiglio trasforma un’emergenza migratoria in un’opportunità politica. L’aveva già fatto nel 2023 con l’arrivo dei migranti a Lampedusa.
In quell’occasione, nel suo primo anno di mandato, riuscì a convincere la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen a visitare l’isola con lei, portando un piano in dieci punti che, sebbene in gran parte simbolico, rappresentava un chiaro sostegno all’agenda che la politica italiana chiedeva da tempo a Bruxelles.
Quella mossa ha rafforzato il suo profilo internazionale come interlocutrice chiave nel dibattito europeo sulla migrazione. Allo stesso modo adesso Meloni ha cercato di presentare l’arrivo di migranti dal Marocco a Ceuta come un monito su quello che potrebbe accadere in altri paesi europei se le politiche contro l’immigrazione irregolare non venissero inasprite, come lei sostiene da molti anni.
Anche se il governo italiano inizialmente ha fatto pressione su Madrid, la mancanza di sostegno da parte dei partner dell’Unione europea ha indotto l’amministrazione Meloni ad attenuare la sua retorica. Roma ha infine aderito alla dichiarazione di solidarietà con la Spagna, sottoscritta dalle altre capitali europee dopo la riunione straordinaria dei ministri dell’interno dell’Unione europea.
Meloni ha tuttavia deciso di mantenere la posizione sui controlli straordinari per i passeggeri provenienti dalla Spagna, annunciati dopo la crisi di Ceuta. A difesa del provvedimento, il governo italiano ha addirittura sostenuto che la Spagna si aspetta una nuova ondata migratoria il 15 agosto, un’interpretazione contestata da Madrid, che si è limitata a dichiarare che la situazione è sotto controllo e che al momento non c’è alcun rischio che gli arrivi di massa del 30 luglio si ripetano.
Allo stesso tempo il governo italiano si è adoperato per evitare che la tensione si trasformasse in una crisi diplomatica più grave e ha sottolineato che la Spagna è un “paese amico”. Ha inoltre chiarito la sua volontà di mantenere un rapporto “costruttivo” con Madrid, insistendo sul fatto che lo scontro sull’immigrazione non compromette le buone relazioni tra i due paesi.
Nonostante lo scambio di dichiarazioni degli ultimi giorni, l’Italia non ha alcun interesse ad approfondire ulteriormente la frattura con la Spagna. Entrambi i paesi condividono importanti interessi strategici a Bruxelles, dalla gestione dei flussi migratori nel Mediterraneo alla negoziazione delle regole fiscali, della politica energetica e della distribuzione dei fondi europei.
Segnali di debolezza
Nel frattempo Meloni è riuscita a riportare l’immigrazione al centro del dibattito politico italiano. È uno dei suoi temi prediletti, su cui gode solitamente di un ampio consenso tra gli elettori di destra. Il controllo delle frontiere, la lotta all’immigrazione irregolare e la richiesta di una risposta più incisiva da parte dell’Unione europea sono i pilastri del suo programma politico tradizionale. Rinforzare la sua retorica sull’immigrazione le permette anche di stringere i ranghi a destra.
Roberto Vannacci ha cominciato ad attaccarla su questo fronte, sfidandola su alcune delle questioni più riconoscibili della destra italiana, come immigrazione, sicurezza e identità nazionale, sostenendo che chi è salito al potere promettendo una linea dura ha finito per ammorbidire le sue posizioni. La questione fondamentale è se l’offensiva di Meloni sia solo una risposta alla gravità della crisi migratoria o se faccia anche parte di una strategia per riconquistare un’agibilità politica in un momento particolarmente difficile per la leader dell’estrema destra.
Problemi giudiziari per alcuni politici della maggioranza, difficoltà nell’approvazione di alcune riforme e le prime crepe all’interno della coesione della maggioranza hanno infranto il senso di stabilità che ha accompagnato Meloni per gran parte del suo mandato e hanno alimentato il dibattito sul fatto che la premier stia cominciando a sentire gli effetti di quasi quattro anni al potere.
I primi segnali di debolezza sono emersi qualche mese fa, quando Fratelli d’Italia ha perso il referendum sulla riforma della giustizia, la sua prima grande battuta d’arresto politica da quando è al governo. Inoltre sono emerse divergenze tra gli alleati della coalizione, non solo sulla questione della riforma elettorale.
A fine luglio l’annuncio del ministro degli esteri Antonio Tajani di Forza Italia, relativo all’accesso di Roma al fondo europeo Safe per finanziare investimenti in riarmo e difesa ha colto di sorpresa il governo e ha provocato un immediato scontro con la Lega.
Il partito di Matteo Salvini ha criticato l’alleato per aver annunciato come fatto compiuto una misura ancora in attesa di attuazione. La controversia ha costretto lo stesso Tajani a chiarire che l’Italia si era limitata a informare Bruxelles della sua disponibilità ad accedere al meccanismo.
Anche se nessuno di questi disaccordi ha compromesso la stabilità del governo, sono il segnale di una realtà sempre più evidente: gli alleati di Meloni cercano di affermare le loro identità con maggiore frequenza rispetto all’inizio della legislatura, quando la coalizione appariva più coesa.
Forza Italia tenta di recuperare la sua immagine di partito moderato, europeista e conservatore, mentre Salvini cerca di riconquistare terreno politico in un momento in cui Futuro nazionale di Roberto Vannacci minaccia di sottrargli parte del suo elettorato. L’aumento della spesa per la difesa è un altro punto di disaccordo all’interno del governo. Anche se tutti e tre i partiti sostengono l’adesione dell’Italia alla Nato, non condividono lo stesso entusiasmo per l’aumento della spesa militare.
Mentre la Lega è più restia ad assumere nuovi impegni in questo settore, Fratelli d’Italia e Forza Italia sono più allineati con le priorità della Nato e dell’Unione europea.
Per ora Meloni mantiene un vantaggio nei sondaggi. Tuttavia le vicende recenti lasciano presagire un autunno più complicato del solito. In questo contesto, riportare la questione dell’immigrazione al centro del dibattito potrebbe aiutarla a riconquistare rilevanza politica e a mobilitare i suoi elettori.
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