A qualche mese dall’uscita del sesto capitolo di Grand theft auto (Gta), popolarissima serie di videogame prodotta dalla Rockstar games, prevista per il prossimo novembre, con il saggio Grand theft auto. Crime et architecture _(Façonnage éditions), il giornalista e scrittore Angelo Careri medita sul rapporto simbiotico tra città, crimine e gioco. Ovviamente ragiona, smontandole, sulle infinite polemiche che hanno sempre accompagnato il titolo accusato di incitare i giovani alla violenza. Ma l’aspetto più sorprendente del suo studio è un altro: l’architettura. Le città che si esplorano in _Gta sono luoghi nei fatti senza società, foreste di edifici popolate da spettri. L’abitante non è più “l’atomo di un corpo politico” ma un sopravvissuto. E la città diventa la manifestazione tangibile dell’assurdità delle nostre vite. E così in questa esplorazione teorica ricca di spunti, condotta con solidità da un chiaro amante della saga – un amante che dubita e perciò profondamente autentico – ci troviamo a confrontarci con Foucault, Baudelaire e Bolaño.
Libération
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Questo articolo è uscito sul numero 1670 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati