La Corea del Nord è un buco nero. Il principale organo di propaganda del governo, la Korean central news agency, segue una politica rigorosa: non dare quasi nessuna notizia. Certo, i turisti possono visitare per qualche giorno la capitale-vetrina, Pyongyang, e intrattenersi piacevolmente con affabili accompagnatori accuratamente selezionati, ma ne ricaveranno ben pochi indizi su ciò che fa funzionare il paese e non avranno alcuna occasione di parlare con qualcuno che possa anche solo lontanamente essere considerato un nordcoreano qualunque. Per capire cosa pensano i nordcoreani del loro governo e della loro società, dunque, non resta che parlare con i disertori riusciti a fuggire in Corea del Sud. La giornalista Barbara Demick ne ha intervistati circa cento, ma in questo libro estremamente leggibile si concentra su un piccolo gruppo di persone, tutte provenienti dalla città nordorientale di Chongjin, chiusa agli stranieri. L’impressione che se ne ricava è quella di un paese impantanato nella povertà ma anche animato da resilienza e volontà di sopravvivere. I disertori, per definizione, non sono persone qualunque: probabilmente sono più alienati, più disillusi, più intraprendenti e più benestanti del cittadino medio, quindi questo libro difficilmente può essere considerato il resoconto definitivo della vita quotidiana in Corea del Nord. Eppure le storie che racconta sono commoventi e inquietanti.
Michael Rank,
The Guardian (2010)
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Questo articolo è uscito sul numero 1667 di Internazionale, a pagina 84. Compra questo numero | Abbonati