Clark ha scritto un libro eccezionale che cerca di raccontare il potere dal punto di vista di una protagonista spietata. Irina Sturges è una donna che scatta fotografie sessualmente esplicite di uomini scovati per strada. Questa cosa ribalta lo sguardo maschile, ma non necessariamente i rapporti di potere nel loro insieme. Tuttavia Irina ne sembra assolutamente consapevole ed è una narratrice straordinaria. Una voce elettrizzante che pone domande vivide, a volte spaventose, spesso accusatorie verso se stessa, verso di noi e verso il modo in cui il potere agisce tra le persone. All’inizio mi ha attratto, con un desiderio quasi istintivo di sentirmi rispecchiata nella sua superiorità. La rivelazione del suo passato omicida, disseminata in indizi lungo tutto il libro, però ha capovolto il mio punto di vista. Irina uccide un adolescente riferendosi a lui in modo inquietante come “il mio ragazzo”. Il carattere quasi materno del suo atteggiamento nei suoi confronti fa venire i brividi. Il fatto di aver trovato qualcosa di riconoscibile in Irina rende tutto ancora più raccapricciante quando emerge la verità sul suo passato. Dopo aver ucciso il “suo ragazzo”, Irina continua a condurre una vita perfettamente normale. Il modo in cui Clark complica la dicotomia vittima-carnefice è particolarmente efficace. Forse sto attribuendo troppa intenzionalità a un romanzo moralmente ambiguo, ma ho avuto la sensazione che il libro puntasse un dito contro di me come lettrice. Umang Kalra, Cleveland Review of Books
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Questo articolo è uscito sul numero 1667 di Internazionale, a pagina 84. Compra questo numero | Abbonati