Dopo più di cinquant’anni l’essere umano è tornato a orbitare intorno alla Luna, in un viaggio che ha permesso di sorvolare il suo lato nascosto e ottenere informazioni preziose in vista di missioni future. Per la prima volta a bordo c’erano una donna, Christina Koch, e un afroamericano, il pilota Victor Glover. Con il canadese Jeremy Hansen e il comandante Reid Wiseman formano un equipaggio preparato e inclusivo che rappresenta un cambiamento simbolico nell’esplorazione spaziale. L’Artemis 2 è un passo verso il ritorno sulla Luna, previsto per il 2028, che apre la strada alla potenziale presenza permanente sul satellite e alla futura esplorazione di Marte.
In questi anni la Luna ha rappresentato non solo un obiettivo scientifico, ma anche il primo anello di una futura piattaforma logistica stabile per l’esplorazione del sistema solare. Gli Stati Uniti sono ancora all’avanguardia, ma devono affrontare la concorrenza della Cina, che ha posato le prime sonde robotiche nel 2019 ed è decisa a inviare una missione umana nel 2030. In gioco non c’è solo la possibilità di piantare una bandiera, ma il controllo strategico di un ambiente ricco di risorse e la definizione delle regole che governeranno l’uso dello spazio.
L’Artemis 2 è stato un successo degli Stati Uniti proprio nel settore osteggiato dalla disastrosa amministrazione di Donald Trump. Insieme alla diversità dell’equipaggio, il programma consolida una rete di alleanze globali intorno a obiettivi scientifici e tecnologici che evidenziano la forza del multilateralismo. Trump si vanta del successo della missione, ma durante il suo mandato ha attaccato la scienza e ha imposto tagli drastici al bilancio della Nasa, riducendo di oltre il 20 per cento i finanziamenti pubblici per programmi di ricerca. L’attuale amministrazione ha lasciato in mano ai privati buona parte dell’attività spaziale. Anche se il congresso ha cercato di frenare l’azione della Casa Bianca, è stato il governo di Trump a proporre i maggiori tagli alla ricerca dopo la seconda guerra mondiale, nel quadro di una brutale campagna condotta contro le principali università del paese e l’intera comunità scientifica. ◆ as
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 1660 di Internazionale, a pagina 17. Compra questo numero | Abbonati