Laura studia pianoforte a Berlino ed è afflitta da un malessere esistenziale che non riesce a spiegare neanche al suo impaziente fidanzato Jakob. Mentre sono fuori città, Laura sopravvive a un incidente stradale e viene soccorsa da Betty, una donna dagli occhi tristi con cui aveva incrociato lo sguardo subito prima. La ragazza le chiede di ospitarla a casa sua e lei accetta. Ci sono ragioni tristi e particolari per questo comportamento apparentemente irrazionale delle due. L’estate di Christian Petzold ha un clima particolare: abbastanza caldo e asciutto per seccare l’erba della campagna tedesca, ma con la minaccia incombente di rigore e pesantezza che, insieme a un fondo freddo dei caratteri, impedisce ai personaggi di scongelarsi completamente. Questo puzzle di 86 minuti non è tra i migliori lavori di Petzold ma, soprattutto per l’ambientazione e il tono, ha inequivocabilmente i tratti del suo cinema e spinge la collaborazione con Paula Beer (al suo quarto film con il regista) su territori ancora più enigmatici. Questo tipo di cinema fa pensare ai racconti brevi, più interessato a cogliere piccoli momenti di chiarezza che grandi verità.
Guy Lodge, Variety
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Questo articolo è uscito sul numero 1654 di Internazionale, a pagina 74. Compra questo numero | Abbonati