A una settimana dalle frane causate dalle forti piogge del 28 e 29 gennaio nel sito minerario di Rubaya, nell’est della Repubblica Democratica del Congo (Rdc), il bilancio delle vittime è ancora incerto. Le autorità locali parlano di 226 morti ma per la società civile sarebbero almeno quattrocento i minatori rimasti uccisi. “Il governo di Kinshasa ha invitato la comunità internazionale a considerare il dramma una conseguenza diretta dell’occupazione e dello sfruttamento illegale delle risorse congolesi”, scrive Actualite.cd. A Rubaya, nel Nord Kivu, c’è uno dei più grandi giacimenti al mondo di coltan, un minerale strategico per le nuove tecnologie, che dall’aprile 2024 è controllato del gruppo ribelle M23, sostenuto dal Ruanda.
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Questo articolo è uscito sul numero 1651 di Internazionale, a pagina 25. Compra questo numero | Abbonati