◆ Il 2 febbraio Israele ha riaperto il valico di Rafah, tra l’Egitto e la Striscia di Gaza, chiuso dal maggio 2024, quando l’esercito di Tel Aviv ne aveva preso il controllo. Sono state, però, imposte restrizioni sul numero delle persone autorizzate a passare e degli oggetti che possono portare con sé, oltre a una serie di controlli gestiti dai militari israeliani. Qualche giorno prima il governo di Benjamin Netanyahu ha ordinato a Medici senza frontiere (Msf) di mettere fine a tutte le sue attività a Gaza entro il 28 febbraio, perché l’ong si è rifiutata di fornire la lista dei suoi dipendenti palestinesi. In un comunicato Msf ha chiarito di non aver ottenuto dalle autorità israeliane “garanzie concrete” per tutelare la vita dei colleghi. Inoltre le accusa di costringere “le organizzazioni umanitarie a prendere una decisione impossibile: condividere informazioni sul proprio personale o dover interrompere l’assistenza medica salvavita”.
◆ Il 4 febbraio i raid israeliani hanno ucciso 17 persone a Gaza, riferisce l’agenzia di stampa palestinese Wafa, portando ad almeno 523 il numero degli abitanti uccisi dall’entrata in vigore del cessate il fuoco il 10 ottobre. In tutto nella guerra israeliana a Gaza sono stati uccisi 71.800 palestinesi, secondo il bilancio fornito dal ministero della salute locale e accettato il 29 gennaio anche dall’esercito israeliano.
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Questo articolo è uscito sul numero 1651 di Internazionale, a pagina 25. Compra questo numero | Abbonati