“Nelle imprevedibili mosse di Donald Trump – dalle minacce di dazi contro gli alleati della Nato agli attacchi sul social media Truth contro il premier Keir Starmer – diversi dirigenti del Partito laburista vedono una conferma delle loro preoccupazioni. Da mesi, infatti, sostengono che Londra non può più dipendere dal suo ingestibile partner statunitense e deve orientarsi verso l’Europa”. Comincia così l’articolo di copertina del New Statesman, dedicato al dibattito in corso nel Labour sull’opportunità di ricostruire rapporti più stretti con l’Unione europea quasi dieci anni dopo la Brexit. Sul tema il partito è diviso in due fazioni, entrambe impegnate a cercare di convincere Starmer. Il quale, commenta sul settimanale Andrew Marr, “ha fatto tutto quello che era umanamente possibile per conservare buoni rapporti con Trump: si è trattenuto dal dire quello che pensava, ha riso quando non avrebbe voluto, ha annuito quando non era d’accordo e ha chinato la testa. L’anno scorso questo servilismo poteva sembrare giustificato. Oggi sappiamo che non è servito a nulla”. Il punto, conclude Marr, è che il Regno Unito è “un paese europeo, con dilemmi, paure e punti di forza europei. Nel mondo di Trump, oggi è il momento di fare un passo indietro verso l’Europa. Non dobbiamo tornare a farne parte, ma rientrare nell’unione doganale”. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1650 di Internazionale, a pagina 34. Compra questo numero | Abbonati