◆ Tra il giugno del 2024 e quello del 2025 la Cina ha esportato in Africa pannelli solari per una capacità complessiva di 15 gigawatt, il 60 per cento in più rispetto ai dodici mesi precedenti, rivela un’analisi del centro studi britannico Ember. Questo dato non è ancora significativo in termini assoluti, ma il crollo del costo dei pannelli potrebbe innescare una crescita esponenziale, accelerando l’abbandono dei combustibili fossili nel continente. A differenza che in passato, l’aumento delle importazioni non riguarda solo il Sudafrica, la Nigeria e le altre grandi economie africane, ma anche paesi più piccoli e meno sviluppati come la Sierra Leone, che ha importato pannelli sufficienti a coprire il 60 per cento del suo fabbisogno. I dispositivi non sono destinati solo alla costruzione di grandi impianti fotovoltaici, ma anche alla produzione per autoconsumo nelle aree rurali e nei piccoli centri, dove la disponibilità di pannelli a basso costo può finalmente garantire la sicurezza energetica ai seicento milioni di africani ancora privi di un collegamento affidabile alle reti elettriche. Una tendenza simile è in corso anche in molti stati asiatici, come il Pakistan. L’aumento della domanda nei paesi in via di sviluppo può rappresentare uno sbocco fondamentale per la Cina, che rappresenta la grande maggioranza delle esportazioni globali di pannelli solari, ma recentemente ha dovuto fare i conti con una crisi di sovrapproduzione che rischia di provocare il fallimento di molte aziende.
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Questo articolo è uscito sul numero 1629 di Internazionale, a pagina 98. Compra questo numero | Abbonati