Willoughby, il personaggio protagonista del secondo album di Ethel Cain, era già comparso in un brano del debutto Preacher’s daughter del 2022, che raccontava un periodo difficile nel mondo malato e semiautobiografico della sua creatrice, Hayden Anhedönia, vero nome della cantautrice trans statunitense. Alla fine di quell’album, Willoughby rappresentava l’innocenza. Seguito dell’infernale ep Perverts, Willoughby Tucker, I’ll always love you mette da parte una visione rosea della giovinezza per dipingere un’immagine cupa. La formula è familiare: un mix di passaggi strumentali epici e voci sussurrate, condite da crescendo inaspettati, come in Fuck me eyes. “Per favore vacci piano con me” implora la musicista in Tempest, prima d’irrompere con una dolce impennata di rumore. Questo disco è un esempio della sua capacità di costruire saghe musicali e culmina nella partenza di Willoughby, l’evento che spezza l’ultimo filo che lega Ethel alla realtà e alla sanità mentale, in un’ondata di struggente tristezza, amore, desiderio e perdita. Mentre Ethel è distrutta e abbandonata, Hayden emerge più forte che mai come una delle migliori cantautrici statunitensi, abile a creare e descrivere atmosfere.
Ben Tipple, DIY
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Questo articolo è uscito sul numero 1628 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati