C’è stato un tempo in cui Chance the Rapper controllava pienamente la sua immagine: filantropo, uomo di fede, icona indie di Chicago, imprenditore dei cappellini, padre felice e marito ancor più soddisfatto. Poi è arrivato il disastroso The big day (2019), una celebrazione superficiale del matrimonio e della fede, che in pochi mesi ha trasformato Chance da uomo di talento a meme. Dopo quel flop, un’amica gli ha detto che sembrava trattenersi troppo. L’idea di scrivere comunque pensieri e paure, anche senza pubblicarli, gli è rimasta impressa: tre anni fa l’ha definito “il miglior consiglio artistico mai ricevuto”. Da questo concetto nasce Star line, il nuovo album in cui prova a bilanciare ottimismo e vulnerabilità, raccontando i sei anni passati: i trent’anni, il viaggio in Ghana, la crisi religiosa e il divorzio dalle moglie. Mi sono venuti in mente il canto malinconico di di Kanye West e le esplosioni terapeutiche di di Kendrick Lamar. Ma questo disco sfiora solo superficialmente le emozioni. Pur avendo tanto materiale, Chance sembra restio a esporsi. I brani più sinceri (The highs & the lows, Back to the go, Pretty) rivelano fragilità e malinconia, ma spesso la scrittura appare poco spontanea. Altri pezzi si rifugiano nel suo vecchio stile, tra giochi di parole e soul gospel levigato. Star line non è un brutto disco, ma è troppo prudente: più un tentativo di ripartire senza rischiare che un’opera coraggiosa.
Alphonse Pierre, Pitchfork
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Questo articolo è uscito sul numero 1628 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati