Il panorama di Miami sembra un organismo vivente. Prendete il Brickell city centre, un edificio che sembra respirare, concepito per creare una brezza naturale nel caldo della Florida. Il produttore dance Nick Léon viene dalla contea di Broward, a nord di Miami. Come questo edificio, la sua musica riflette l’umidità della città ma anche i suoni esuberanti e quella minaccia inquietante che le aleggia sempre intorno. Léon ha lavorato per tre anni a questo disco e l’ha chiamato A tropical entropy, da una frase di Joan Didion contenuta nel libro Miami, che descriveva quest’area come un’America a rovescio, con il suo clima ozioso e la presenza oppressiva del crimine. L’artista prende le tensioni ritmiche delle strade e le mette nella musica per creare un ritratto divertente ma allo stesso tempo snervante. A tropical entropy è un album dance raro, riesce a esplorare gli aspetti più squallidi dell’ambiente da cui proviene evitando di essere solo un punto di fuga. Salta da un genere all’altro, come se non riuscisse a stare fermo più di un minuto: ogni brano è breve e turbolento. È un disco più adatto alla stanza da letto che a un club perché trasforma l’energia della pista da ballo in battiti del cuore paranoici. Un album vivo e imperfetto, come la città in cui è nato.
Andrew Ryce, Pitchfork

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Questo articolo è uscito sul numero 1622 di Internazionale, a pagina 92. Compra questo numero | Abbonati