Il 21 gennaio un giudice federale ha approvato un risarcimento da 641 milioni di dollari per le vittime della crisi idrica di Flint, in Michigan. Negli stessi giorni è arrivata la notizia che nove funzionari pubblici, tra cui l’ex governatore Rick Snyder, sono stati incriminati per il loro ruolo nella vicenda. I problemi di Flint erano cominciati nel 2014, quando un commissario nominato dallo stato aveva deciso di scollegare la città dal sistema idrico di Detroit. In attesa della costruzione di un nuovo sistema regionale, le autorità decisero di usare il fiume Flint come fonte di approvvigionamento, ma non furono stanziate le risorse sufficienti per la depurazione dell’acqua. Soprattutto, non fu controllato il livello di corrosione, come previsto dalla legge federale, e questo provocò la rottura di molte tubature. Quasi centomila persone hanno ricevuto acqua contaminata dal piombo per 18 mesi prima che lo stato ammettesse l’esistenza di un problema. Secondo le stime, almeno seimila bambini hanno bevuto acqua contaminata e dodici persone sono morte. “Ora le notizie del risarcimento e delle incriminazioni sembrano scrivere la fine della vicenda, ma non è così”, scriv e ProPublica. “Non si conoscono ancora gli effetti a lungo termine dell’avvelenamento e le norme che hanno causato il disastro sono ancora in vigore”.
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 1395 di Internazionale, a pagina 32. Compra questo numero | Abbonati