◆ Nonostante il rallentamento dell’attività economica causato dall’epidemia di covid-19, i livelli di anidride carbonica nell’atmosfera sono aumentati. La concentrazione del gas ha raggiunto a maggio le 417,2 parti per milione (ppm), 2,4 ppm in più rispetto al picco dello scorso anno. La misurazione è stata fatta dall’osservatorio di Mauna Loa, alle Hawaii, che raccoglie i dati dal 1958. Senza la crisi sanitaria, l’aumento sarebbe stato di 2,8 ppm, scrive il Guardian. “La mancata riduzione può sorprendere”, dice Ralph Keeling, professore dello Scripps institution of oceanography, “ma l’accumulo di anidride carbonica è un po’ come i rifiuti di una discarica: se continuiamo a produrli, si ammassano. La crisi ha rallentato le emissioni, ma non abbastanza da manifestarsi in modo percepibile. Quello che conta davvero sono le scelte che faremo uscendo da questa situazione”.
Secondo uno studio recente, ad aprile le emissioni di anidride carbonica sono diminuite del 17 per cento nel mondo. Nel complesso nel 2020 le emissioni dovrebbero ridursi del 4-7 per cento rispetto all’anno scorso. Questo calo non è però sufficiente per raggiungere gli obiettivi dell’accordo di Parigi e contenere l’aumento delle temperature entro i due gradi. Secondo John Sauven di Greenpeace Uk, pochi mesi di emissioni ridotte non intaccheranno le tonnellate di carbonio che si sono accumulate in più di un secolo e mezzo in cui abbiamo usato i combustibili fossili.
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 1362 di Internazionale, a pagina 96. Compra questo numero | Abbonati