Il 20 aprile, per la prima volta nella storia, i prezzi del greggio West Texas intermediate (Wti, il prezzo di riferimento per il mercato del petrolio negli Stati Uniti) sono diventati negativi, sconvolgendo il settore globale dell’energia.
Cos’è successo? I produttori hanno pagato gli acquirenti pur di liberarsi del greggio, una chiara dimostrazione del fatto che la pandemia di covid-19, all’origine del brusco calo della domanda mondiale di petrolio, ha stravolto il mercato. Il crollo è arrivato quando hanno cominciato ad approssimarsi alla scadenza i contratti future sul greggio Wti (accordi che fissano il prezzo di vendita di un prodotto che sarà fornito in una data successiva) con consegna a maggio, il mese in cui si prevede il picco di riduzione della domanda a causa delle restrizioni decise per contenere la pandemia. Ogni mese i future del Wti, scambiati al New York mercantile exchange, il più grande mercato mondiale dei titoli sui prodotti energetici, devono essere chiusi con una consegna materiale di greggio. Di solito questo processo avviene senza colpi di scena, ma il 20 aprile le cose sono andate diversamente. Secondo gli analisti, la mancanza di spazio per lo stoccaggio nel punto di consegna di Cushing, in Oklahoma (conosciuto come l’Incrocio degli oleodotti del mondo), ha scatenato il panico tra gli operatori in possesso di future che non sapevano più dove conservare il petrolio. Gli scambi del Wti si sono aperti al prezzo di 18 dollari al barile e alla fine della giornata la quotazione era scesa a -40 dollari. “Le strutture di Cushing potrebbero esaurire lo spazio disponibile nell’arco di poche settimane”, spiega Ann-Louise Hittle, della società di consulenza Wood Mackenzie.
Secondo il governo statunitense, il 10 aprile le cisterne di Cushing contenevano 55 milioni di barili di greggio, cioè il 72 per cento della loro capacità. Lo spazio residuo non era disponibile per chi non lo avesse già preso in affitto. È probabile che gli operatori con contratti d’affitto a lungo termine abbiano fatto grandi profitti. I future Wti con consegna a giugno sono scambiati a 20 dollari, quindi potrebbero incassare 30-40 dollari al barile per ricevere il greggio e poi venderlo a 20 dollari.
Quali saranno le conseguenze? Quando la situazione si sarà stabilizzata, vedremo diverse vittime del crollo del 20 aprile, dagli operatori che in un solo giorno hanno perso quasi 60 dollari al barile fino ai manager del settore energetico che solo pochi giorni fa festeggiavano l’accordo dell’Opec e di altri paesi produttori che avrebbe dovuto arginare il calo dei prezzi. Certo, una giornata di operazioni sui future non basta a danneggiare in modo significativo il settore dell’energia negli Stati Uniti, ma i prezzi negativi intaccheranno la percezione che le materie prime siano un investimento sicuro. Tuttavia la principale preoccupazione è data dallo squilibrio colossale tra la produzione e la domanda negli Stati Uniti. Mentre le limitazioni introdotte per combattere il virus si allargano e il tasso di disoccupazione aumenta, gli Stati Uniti producono ormai due milioni di barili al giorno in più rispetto alle necessità delle raffinerie, e non hanno spazi di stoccaggio sufficienti per gestire le eccedenze. A questo punto le possibili soluzioni sono un aumento del consumo, una chiusura anticipata dei giacimenti o nuovi spazi per lo stoccaggio da individuare al più presto. Fino a quando questo squilibrio non sarà cancellato, i prezzi resteranno bassi e instabili, colpendo il settore e danneggiando i produttori.
Come reagiranno gli attori principali? I prezzi del petrolio in negativo sono fonte di grande imbarazzo per l’Arabia Saudita e la Russia, che avevano da poco concordato il più consistente taglio della produzione della storia. Ma lo stesso vale per il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che aveva fatto pressione su Mosca e Riyadh affinché trovassero un’intesa. L’impotenza di Russia, Arabia Saudita e Stati Uniti davanti al crollo della domanda è emersa chiaramente con il crollo del 20 aprile. I rappresentanti dell’Opec hanno diffuso la voce di un nuovo taglio e di una nuova trattativa tra i paesi produttori, ma è difficile che il loro intervento possa avere effetti positivi. Anche perché i tagli alla produzione previsti dall’Opec per maggio non influiranno sul problema dello stoccaggio a Cushing.
◆ Il 22 aprile 2020 il prezzo del petrolio sui mercati globali è sceso ancora. In Europa quello del greggio Brent, un parametro di riferimento per i mercati mondiali, è sceso a 19 dollari al barile, mentre il prezzo dei contratti future su un barile di greggio West Texas intermediate (Wti) con consegna a giugno è sceso a 11,11 dollari, la metà rispetto al giorno precedente. Da maggio l’Opec e altri paesi produttori dovrebbero ridurre l’estrazione di greggio del 10 per cento. Financial Times, Wall Street Journal
Per Trump è una situazione umiliante, visto che aveva promesso di proteggere le aziende petrolifere statunitensi che usano la tecnica estrattiva del fracking. In futuro la Casa Bianca potrebbe prendere alcuni provvedimenti: chiedere tagli più consistenti all’Opec, imporre dazi sull’importazione di petrolio, liberare spazi di stoccaggio, pagare i produttori per non estrarre il petrolio o rafforzare il sostegno alle aziende petrolifere.
Si è toccato il fondo? In una certa misura i problemi legati ai future sul Wti con consegna a maggio erano previsti, considerando che il crollo della domanda causato dal blocco delle attività in tutti gli Stati Uniti coincide con l’eccesso di produzione e la riduzione dello spazio disponibile nelle cisterne di Cushing. Resta il fatto che probabilmente nelle prossime settimane buona parte del paese continuerà a essere sottoposta a severe limitazioni. In futuro, quindi, la produzione domestica dovrebbe ridursi drasticamente, anche più del 10 per cento, ma il calo potrebbe non arrivare in tempo a causa della guerra di logoramento tra i produttori. Difficilmente i future con scadenza a giugno eviteranno altri scossoni, anche se la pressione delle vendite dovesse diminuire. Il prezzo del greggio Brent, un altro punto di riferimento dei mercati globali, è più protetto perché si tratta di greggio estratto da giacimenti sottomarini. Questo elimina i problemi di stoccaggio, almeno fino a quando gli operatori saranno in grado di usare le petroliere. Al momento il Brent è scambiato intorno ai 20 dollari al barile.
In ogni caso i ricordi del panico del 20 aprile resteranno ancora a lungo nella memoria degli operatori. Inoltre il settore sta osservando gli effetti secondari sulle valutazioni del petrolio legato al Wti, perché il suo future è usato per sostenere i prezzi al barile in tutta la regione, compresi il Canada, il Messico e altre aree produttive degli Stati Uniti. ◆ as
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Questo articolo è uscito sul numero 1355 di Internazionale, a pagina 92. Compra questo numero | Abbonati