Dopo 92 anni, un film coreano ha riscritto la storia degli Academy awards: si tratta di Parasite, prima opera in lingua straniera a vincere un Oscar per il miglior film. È stata una notte trionfale per Bong Joon-ho, che si è aggiudicato anche la statuetta come migliore regista. Parasite ha ottenuto anche i premi per il miglior film straniero e la migliore sceneggiatura originale, battendo il favorito 1917 e Netflix, che ha raccolto solo due trofei nonostante le 24 candidature (comprese quelle per The irishman di Martin Scorsese) e i soldi spesi per assicurarsi i voti dei giurati.
La vittoria di Parasite testimonia i recenti sforzi dell’Academy of motion picture arts and sciences per internazionalizzare il suo organico dopo le proteste per la mancata candidatura di attori neri nel 2015 e nel 2016, che secondo alcuni riflette l’immagine bianca e maschile di Hollywood. I membri non statunitensi dell’Academy sono aumentati. Nel 2019 sono stati invitati a farne parte 842 professionisti del settore provenienti da sessanta paesi. I loro voti possono avere avuto un ruolo determinante nella vittoria di _ Parasite_.
Ma anche se l’Academy sta cercando di apparire più inclusiva, la strada da fare è ancora lunga. Molte registe hanno realizzato film apprezzati, eppure nessuna donna è stata candidata per il premio per la miglior regia. La cerimonia della premiazione può essere sembrata più inclusiva, con molte presentatrici, commenti sull’uguaglianza di genere e persone non bianche sul palco. Ma può essere considerato un rimedio cosmetico per un settore che rimane prevalentemente maschile e bianco.
Parasite è stato una gradita novità rispetto alle solite formule cinematografiche. La speranza è che apra la strada a una maggiore diversificazione di un cinema bianco e maschile, per includere le donne e storie che siano espressione di culture diverse. ◆ ff
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Questo articolo è uscito sul numero 1345 di Internazionale, a pagina 15. Compra questo numero | Abbonati